Dobbiamo rendere più moderna e produttiva la pubblica amministrazione.

Dobbiamo semplificare le regole, evitare i labirinti delle normative e approvare testi unici per materie.

Dobbiamo snellirla riducendo le procedure a pochi passaggi, accelerando i tempi dei procedimenti, di esame delle pratiche, migliorando i servizi ai cittadini, potenziando i servizi pubblici telematici, aumentando la soddisfazione degli utenti e dei lavoratori pubblici.


Dobbiamo ridurre il ruolo e la presenza della sfera pubblica nella società e nell’economia regionale.
Dobbiamo ampliare  la cultura della competitività e del mercato, eliminare le rendite e le intermediazioni parassitarie, ridurre la presenza dell’imprenditore pubblico, abbattere i monopoli, sia quelli pubblici, sia quelli privati, nella gestione dei servizi pubblici, dobbiamo liberalizzare i servizi locali, garantendo standard qualitativi delle prestazioni.
Dobbiamo abolire il sistema dei contributi a fondo perduto, investire nelle opere di difesa idrogeologica e nelle infrastrutture materiali ed immateriali privilegiando il ricorso al project financing nelle infrastrutture a tariffa.


E’ una versione ridotta di quanto si sarebbe potuto e dovuto fare in base al disegno reso possibile dal governo. Nella legge ci sono buoni principi ma poche decisioni concrete.
Dopo mesi e mesi di un dibattito che aveva messo a rischio la stessa sopravvivenza della Giunta regionale possiamo dire che la montagna ha partorito un topolino. Ha prevalso una posizione ideologica che non corrisponde alle finalità del piano casa voluto dal governo, né alle esigenze del territorio e dei cittadini.

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