Da servizi inefficienti e costosi ad una cura del cittadino e delle sue esigenze.
Non più
- politiche passive di sostegno al reddito;
- permissivismo dilagante;
- frammentazione e precarietà organizzativa dei servizi pubblici.
Ma
- lavoro vero nel rispetto della dignità delle persone;
- ma ripristino di condizioni di regolarità e civiltà dell’accoglienza;
- ma una gestione sostenibile ed affidabile.
Sanità sostenibile per la salute
La politica disastrosa del centro-sinistra campano in ambito sanitario si commenta da sola con l‟enorme disavanzo economico, di circa 1000 milioni di euro all‟anno, che fino ad oggi nessuno riesce a quantizzare in maniera precisa. Parlare di riforme o addirittura di rifondazione della sanità campana non ha senso se il tutto non si fa precedere da una rivalutazione della tanto declamata “meritocrazia”. E‟ necessario, quindi, nel riformare, una visione più ampia ed una conduzione amministrativa capace di abbandonare il vecchio e costruire il nuovo, per sotterrare privilegi “costosi” che hanno distrutto il merito e favorito il clientelismo, in un settore, per giunta, custode del bene più grande per il cittadino quale è la salute.
Il grave dissesto finanziario perché sia risolvibile deve prevedere un accordo politico che riscriva il Piano di Rientro da parte della nuova Giunta, su nuove basi e d‟intesa con il Governo, sicuramente più amico. E‟ necessario, prima del piano, che si svolga un censimento dei reali bisogni del cittadino campano mettendo bene a punto lo stato in cui viene lasciato, dalla giunta Bassolino, il sistema sanitario regionale. Le riforme vanno fatte non risparmiando a spese dell‟utente, ma preservando la gestione delle risorse destinate al sistema sanitario, quindi, senza tagli ma individuando le diseconomicità del sistema e cercando di ridurle con una lotta agli sprechi, che arricchiscono pochi e danneggiano molti, evitando ripercussioni su altri comparti quali il welfare per esempio. Negli ultimi tempi, poi la sfiducia nel sistema sanitario campano ha inoltre rivolto l‟interesse dei media verso “ ciò che non va” determinando la perdita di entusiasmo anche nei tanti operatori sanitari che ogni giorno, pur se in condizioni difficili, per l‟inadeguatezza delle risorse economiche e quindi tecnologiche, svolgono la propria professione con sacrificio e senso del dovere.
E‟ necessaria un‟integrazione dell‟ospedale con il territorio individuando in ogni provincia dei poli di assistenza ambulatoriali e domiciliari creando finalmente il tanto desiderato percorso terapeutico assistenziale fra la medicina di base, quella del territorio, quella ospedaliera e case di cura o centri diagnostici-terapeutici accreditati.
Per quanto riguarda il personale sanitario dopo una prima seria valutazione del fabbisogno, vanno ridefinite le dotazioni organiche in base alle esigenze vere e non clientelari o peggio ancora ritenendo il comparto sanità come un ammortizzatore sociale che serve a risolvere il problema occupazionale, specialmente in ambito socio-sanitario. E‟ al ripristino del turnover che si deve in prima fase mirare, per evitare assurde paralisi anche di strutture che funzionano.
La Campania è una delle regioni dove molte patologie prevenibili sono in aumento! E‟ auspicabile che il nuovo Governo regionale investa sulla medicina preventiva che oramai in tutta Europa è al primo posto nelle ipotesi di lavoro: Medicina Scolastica, Medicina dello Sport, Medicina del Lavoro, Prevenzione Cardiovascolare, Alimentare, Ambientale ed Oncologica!
Per concludere crediamo che il Sistema Sanitario Regionale ha assoluta necessità di essere monitorato secondo criteri di obiettività, finalizzati alla completa rilevazione dei dati e degli ambiti di spesa, dell‟efficienza delle strutture sanitarie e l‟efficacia delle prestazioni rese. Deve ancora costantemente tenere aggiornati la programmazione, il fabbisogno delle prestazioni, le strutture erogatrici garantendo il mantenimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) migliorando in questi ultimi il capitolo sulla prevenzione.
Per perseguire tali obiettivi non si può prescindere da alcune azioni principali:
Lotta agli sprechi;
- Rigorosa programmazione per evitare di creare fasce di assoluta carenza
- Rifondazione dell’assistenza territoriale;
- Riprogrammazione della rete ospedaliera;
- Riorganizzazione ed ottimizzazione della rete pubblico-privata assistenziale;
Infatti, se è vero che la lotta agli sprechi va portata avanti con coraggio e determinazione, non si può, però, limitare e ridurre l‟affare sanità ad una triste questione ragionieristica; infatti lì dove è stato necessario attuare una consistente riduzione della spesa pubblica, si è parallelamente assistito ad una riduzione della capacità dell‟assistenza pubblica di dare risposte adeguate. Continuare con una politica di tagli senza programmazione e senza strategia avrà come conseguenza il rischio che solo chi ha la possibilità economica potrà permettersi cure adeguate.
Oggi uno dei punti di maggiore debolezza dell‟assistenza sanitaria nella Regione è rappresentato dalla frammentazione dell’offerta sanitaria che ha determinato tempi d‟attesa insostenibili, inadeguatezza e scarsa qualità delle cure, costi elevati, con conseguenze gravissime sia nella fase di intercettazione che in quella di gestione del bisogno assistenziale.
In altre parole nella nostra Regione manca un sistema di presa in carico globale del paziente, cioè manca quel modo di operare che il mondo angloamericano ha racchiuso nella felice espressione linguistica “take care” e che consente al malato di affrontare agevolmente la propria condizione di malattia, accedendo a prestazioni diagnostiche e terapeutiche via via più complesse e adeguate alla patologia ed al suo stadio evolutivo. Spesso il paziente, privo di validi punti di riferimento, è costretto a “girare a vuoto”, in assenza di indicazioni per un percorso ben definito che lo porti alla soluzione o almeno alla stabilizzazione del suo problema assistenziale, con conseguenti rischi di aggravamento della patologia iniziale, oltre a sfiducia, malcontento e lievitazione dei costi. Quanto descritto è probabilmente, fra l‟altro, una delle prime cause del fenomeno della “migrazione sanitaria” che vede nella nostra Regione un “indice di fuga” inaccettabile.
Il sistema sanitario in Campania, inoltre, presenta una situazione economica assolutamente deficitaria, con costi esagerati per beni e servizi rispetto alle altre Regioni e costi per personale notevolmente superiori. Ciò ha, tra l’altro, determinato le due piaghe del blocco delle prestazioni diagnostiche convenzionate negli ultimi mesi dello scorso anno
ed il blocco del turn over del personale con frequenti disservizi delle diverse strutture sanitarie e gravi conseguenze assistenziali per la popolazione. Il disavanzo supera i 1.000 M€ all‟anno (tendente all‟aumento) ed è solo parzialmente coperto dai trasferimenti nazionali. Inoltre, la nostra popolazione, a causa dei bilanci negativi degli ultimi anni, è sottoposta a livelli di fiscalità tra i più alti d‟Italia (le imposizioni fiscali aggiuntive regionali annue sono circa 300 M€, mentre ticket e compartecipazioni ammontano a circa 200 M€) che si aggiungono ad un indebitamento pesantissimo nei confronti dei vari creditori, a ritardi inaccettabili nel pagamento dei fornitori (608 giorni in media, nel 2009) e ad una liquidità molto bassa (con conseguente inesistente capacità negoziale con fornitori).
Un riordino del Sistema Sanitario Regionale non può prescindere da obiettivi economici specifici:
- Acquisire la quota di risorse trattenute a livello nazionale a causa degli inadempimenti degli ultimi anni, dimostrando la virtuosità di un percorso da avviare con urgenza;
- Porre il problema di diversi criteri nella ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale che penalizza la Campania, essendo tra le Regioni con PIL basso e con struttura più giovane della popolazione;
- Individuare forme di economicità per la spesa di beni e servizi ed in questo vanno modificate le strategie e gli ambiti di attività della So.Re. Sa.;
- Razionalizzare la spesa farmaceutica convenzionata con prioritario riferimento alle misure per l‟incremento dell‟appropriatezza prescrittiva e della spesa farmaceutica ospedaliera ed a somministrazione diretta, contemplando un monitoraggio continuo e costante del fenomeno;
- Responsabilizzare i medici di famiglia e i farmacisti anche attraverso la partecipazione a momenti di programmazione e valutazione dei risultati.
A queste considerazioni di ordine economico, vanno aggiunte quelle riorganizzative- assistenziali di più ampio respiro, determinanti per poter individuare i settori strategici sui cui intervenire per ottenere una riduzione delle spese, ma soprattutto per fare della rete sanitaria campana un modello di qualità e di efficienza esportabile, senza dover, invece, alimentare la mobilità passiva verso altre regioni.
In realtà, non è, o comunque non è solo, questione di deficienza di risorse, bensì di carenza di responsabilità condivise, di incapacità di creare una rete solidale tra pubblico e privato che faccia sentire il paziente protetto, accudito, guidato nelle sue scelte, insomma, meno solo dinanzi alla malattia.
E‟ su questa strada che bisogna muoversi:
- Individuando i bisogni dei cittadini e costruendo una idonea risposta assistenziale;
- Utilizzando il sistema sanitario in funzione delle necessità delle persone; per questo, però, bisogna prima migliorarlo, modernizzarlo e renderlo efficace, efficiente ed equo;
- Migliorando l‟offerta, ossia razionalizzarla ed integrarla in ogni sua fase, prevedendo percorsi sia per l‟emergenza che per la diagnostica e la terapia sul territorio, oltre che per la riabilitazione, la lungodegenza, le cronicità e la prevenzione;
- Razionalizzando il sistema, ridefinendo regole normative, regole operative e scelte tecniche.
Inoltre, bisogna migliorare il rapporto con gli stakeholder, cioè con i portatori o gruppi di interesse: le associazioni, la stampa, il mondo delle professioni e quello imprenditoriale, il mondo accademico, il volontariato ed il non profit. Bisogna comprendere che la salute è un bene primario su cui tutti hanno diritto di esprimere il proprio pensiero, un settore delicato che dovrebbe essere retto da regole condivise o quantomeno comprese.
La politica come regista autorevole e virtuosa della gestione della sanità campana per costruire una sanità centrata sulla persona
Le scelte di politica sanitaria devono essere attuate attraverso strumenti tecnici di valutazione ed al di fuori di logiche clientelari.
La scelta degli uomini giusti al posto giusto: bisogna investire sui professionisti della sanità e del management. Occorre porsi il problema di:
- Come selezionare le direzioni strategiche delle aziende sanitarie. Ciò vuol dire ridefinire criteri di selezione più specifici rispetto a quelli nazionali nell‟ambito degli elenchi regionali dei direttori generali, sanitari ed amministrativi. La creazione, quindi, attraverso valutazione documentale dei requisiti e delle esperienze culturali e realmente operative, di un elenco “qualificante” di idonei agli incarichi di direzione generale, sanitaria ed amministrativa, all‟interno dell‟elenco regionale. La Regione deve assegnare ai direttori generali una programmazione con obiettivi chiari e precisi, al fine di consentire un’attenta e puntuale verifica per la rescissione o continuazione del contratto;
- Come selezionare i dirigenti di struttura all’interno delle Aziende sanitarie. Le scelte che devono essere operate dall’Azienda debbono, nel rispetto del merito e della trasparenza, valorizzare al massimo le competenze tecnico- professionali, individuate dalle graduatorie proposte dalle commissioni tecniche di valutazione.
La implementazione degli strumenti di governance
La governance clinica ha mutato le modalità di gestione per garantire che i pazienti ricevano la migliore assistenza possibile. Essa deve offrire una cornice che permette di collegare qualità, verifica, ritorno informativo, efficacia clinica, riduzione degli errori e gestione dei rischi, pratica professionale, basata sulle prove di efficacia, coinvolgimento del paziente e formazione permanente degli operatori. Attraverso l’implementazione delle iniziative della governance clinica ed un loro attento monitoraggio nelle Aziende, la Regione Campania dovrà fare di questo strumento uno dei terreni più importanti nei quali i diversi professionisti e le organizzazioni sanitarie devono mettere a frutto le loro competenze (evidence based), possono sviluppare i rispettivi ambiti di autonomia e sono chiamati dagli altri stakeholder (i pazienti, i finanziatori, le comunità locali) a rispondere delle loro scelte e del loro modo di operare.
La promozione della qualità
Un serio controllo della qualità e dell‟appropriatezza all‟interno delle strutture sanitarie è indispensabile per costruire una sanità efficace ed efficiente. E’ necessario prevedere anche per le aziende sanitarie, l‟utilizzo di reali strumenti di verifica della qualità sull’esempio dei nuovi nuclei di valutazione aziendale previsti dalla Legge Brunetta, formati da stimati professionisti inseriti in appositi albi nazionali e regionali. Va individuato un coordinamento regionale delle attività di verifica della qualità al fine di definire ed utilizzare obiettivi comuni per le Aziende sanitarie ed indicatori di valutazione certi.
Informatizzazione e modernizzazione
La Regione Campania sconta l‟assenza di una struttura di governo del Sistema Informatico Sanitario Regionale che si ribalta, localmente, in un‟assoluta mancanza di omogeneità nei Sistemi informativi delle Aziende e delle strutture che le governano. Sono le parole d‟ordine, attraverso le quali si possono attuare, anche nella sanità, l‟implementazione e lo sviluppo dell‟utilizzo di strumenti innovativi gestionali quali la tessera sanitaria individuale, la Gestione del Rischio clinico, la Health Technology Assessment, l‟Horizon Scanning per il miglioramento della qualità dell‟assistenza, la realizzazione di reti di eccellenza, la promozione di iniziative per la programmazione strategica.
Questi strumenti potranno consentire ai cittadini di accedere alle prestazioni dallo studio del loro medico di base oppure addirittura dal loro domicilio e di essere certi che il sistema sia in grado di controllare la qualità delle prestazioni e l‟effettiva erogazione delle medesime. Attraverso i medesimi strumenti gli operatori potranno ottimizzare i loro tempi e conoscere la reale condizione di salute della persona. Strumenti operativi, dunque, tesi ad ottimizzare e a rendere condiviso l‟operatività del SSR.
Si dovranno inoltre utilizzare gli strumenti a disposizione per fare ripartire le opere di edilizia sanitaria, nonché l‟implementazione e l‟aggiornamento tecnologico, riqualificando ospedali e strutture obsolete e completando quelle in via di definizione (fondi ex art. 20)
La rete assistenziale
È urgente una rifondazione dell’assistenza territoriale e la riorganizzazione della rete ospedaliera, con la realizzazione di un piano ospedaliero e dei conseguenti piani attuativi aziendali che rispondano a precisi criteri, riducendo eventualmente anche l‟attuale indice di posti letto, ma soprattutto operando con chiarezza nella riconversione delle strutture inefficaci ed inefficienti a favore di attività sanitarie a tutt‟oggi assolutamente carenti nella nostra Regione: poliambulatori tecnologicamente qualificati, lungodegenze, ospedali di comunità, hospice. Tra l‟altro, la Campania, è completamente sguarnita di residenze per anziani non autosufficienti (3.000 posti letto, rispetto ai 60.000 della Lombardia o ai 29.000 del Veneto).
Per rete assistenziale si intende:
- l‟ospedale territoriale come realtà esistente da qualificare;
- le strutture di alta specialità ed ad elevata tecnologia sia territoriale cheospedaliera;
- l‟insieme delle cure primarie e non, presenti sul territorio e l‟integrazione sia tra queste e l‟ospedale territoriale che con le strutture di alta specialità.
Bisogna procedere all’ organizzazione della rete assistenziale ospedaliera secondo il modello “hub and spoke”, che prevede la concentrazione dell‟assistenza di elevata complessità in centri di riferimento regionale (hub), supportati da una rete di servizi ospedalieri e distrettuali (spoke), cui compete anche la selezione dei pazienti ed il loro eventuale invio ai centri di riferimento.
Questo modello organizzativo consente:
- una distribuzione dei servizi sul territorio regionale tale da garantire una migliore facilità di accesso ai cittadini;
- di soddisfare meglio le esigenze e le aspettative di ciascuno;
- la concentrazione degli interventi ad elevata complessità in centri che assicurano qualità clinica e sostenibilità economica.
Il modello, per essere funzionante, deve partire necessariamente dalla riorganizzazione della rete ospedaliera, così come già individuato, dalla rifondazione dell’assistenza territoriale e dalla integrazione reale all‟interno e tra le due reti.
La rifondazione del Sistema Sanitario Regionale, per quanto attiene alla medicina del territorio, dovrebbe prioritariamente perseguire i seguenti obiettivi:
- Garantire livelli uniformi ed appropriati di assistenza sanitaria in maniera omogenea su tutto il territorio regionale;
- Pervenire al miglioramento della medicina territoriale attraverso la valorizzazione delle cure primarie, creando nel territorio opportunità tali da soddisfare la maggior parte dei bisogni di salute dei cittadini e ridurre il ricorso improprio alle strutture sanitarie di secondo livello.
Improntare l‟utilizzo delle risorse disponibili ai principi di appropriatezza, di efficacia e di efficienza degli interventi assistenziali.
Integrazione ospedale-territorio
In una logica di deospedalizzazione dell‟ammalato e di offerta di una migliore prestazione sanitaria, diventa prioritario pensare ad una riorganizzazione del Distretto Sanitario che da mera istituzione burocratica deve raccogliere la sfida di diventare il committente principale del cittadino-utente.
Punti di forza della rete di integrazione devono essere:
- la collaborazione tra le figure mediche e con le altre professionalità che operano sul territorio;
- percorsi diagnostici predefiniti che evitino che il cittadino si rivolga impropriamente all‟ospedale;
- individuazione di centri di riferimento territoriali di elevata complessità diagnostica;
o alta integrazione tra la realtà sanitaria ospedaliera e quella territoriale nella gestione delle patologie sia acute che croniche.
Per un ottimale percorso è urgente :
- Definire strutture ambulatoriali al cui interno si possano erogare anche prestazioni di maggiore complessità al fine di chiudere il percorso salute del cittadino in quella sede senza affollare ospedali e centri di riferimento;
- Individuare, dove necessario, peculiarità e specificità dei diversi ospedali, valorizzando le professionalità e quindi le prestazioni erogate dagli ospedali territoriali;
- Indirizzare il paziente all‟ospedale territoriale al fine di assicurare la prestazione adeguata che potrà anche eventualmente prevedere il trasferimento al centro di riferimento per le prestazioni ad alta complessità (hub).
Finito il percorso ospedaliero bisogna assicurare al cittadino il rientro al proprio domicilio definendone, anticipatamente, il percorso post-acuzie nell‟ambito della rete di assistenza territoriale o di una rete di accoglienza riabilitativa. La funzionalità della rete è legata allo sviluppo e alla connotazione del sistema informativo. Il paziente va “accompagnato” in tale percorso attraverso strutture e funzioni facilitanti che devono essere garantite dal SSR.
Sul modello Hub and Spoke vanno ristrutturati anche la rete ed i percorsi diagnostico terapeutici per patologie di rilevante interesse. Tutto ciò vuol dire una modulazione nuova tra le esigenze del territorio e quelle dell‟ospedale per creare le condizioni di una reale integrazione tra le diverse realtà nel segno del risparmio, della rivalutazione del lavoro di tante professionalità sanitarie qualificate, ma soprattutto dell‟impegno a ridurre, per il paziente, il disagio di percorsi diagnostico- terapeutici impropri.
Per raggiungere i suddetti obiettivi bisognerà promuovere:
- La formazione continua del medico, radicalmente strutturata anche con riferimento all‟individuazione dei percorsi assistenziali;
- Il costante scambio di flussi informativi tra i medici del territorio e le strutture ospedaliere;
- La costruzione di banche dati, la ricerca epidemiologica e la valutazione dei costi e benefici;
- L‟adozione di linee guida condivise e concordate da attivare a livello aziendale;
- Lo sviluppo di forme associative, al fine di favorire una più ampia accessibilità ai servizi da parte dell‟utenza;
- Il monitoraggio costante dei processi attraverso un sistema di valutazione con l‟utilizzazione di opportuni indicatori.
L’integrazione pubblico – privato
È necessario definire la programmazione assistenziale secondo criteri di ottimizzazione delle strutture sia pubbliche che private.
A tale scopo è necessario:
- Prevedere l‟accreditamento definitivo delle strutture sanitarie convenzionate nell‟ottica di una tendenziale equiparazione tra il settore pubblico e quello privato, promuovendo la realizzazione di un privato in grado di lavorare in condizioni di eccellenza, tenendo sempre presente l‟esigenza di riconvertire le strutture sanitarie sia pubbliche che private in attività funzionali alle necessità della sanità regionale;
- Condividere anche con il settore privato una progettazione a medio periodo per definire tempi e risorse certe. La sinergia tra pubblico e privato può, infatti, offrire migliore qualità di servizio, maggiore facilità di accesso alle prestazioni e salvaguardia con eventuali riconversioni delle realtà esistenti e qualificazione delle stesse.
I policlinici universitari
Si ritiene necessario ridefinire il ruolo dei Policlinici Universitari della Campania sapendone integrare e valorizzare la loro funzione nell‟ambito delle esigenze sia assistenziali che formative del sistema sanitario regionale.
Rete dell’ emergenza 118
Ad oltre 15 anni dal varo della Legge per l‟Emergenza Sanitaria in Campania (Legge 2 del 1994) si rende necessario operare un riordino del Sistema che tenga conto delle criticità e dei punti di debolezza emersi. In generale, il giudizio globale sull‟efficienza dell‟assistenza sanitaria si basa essenzialmente su due fattori: Tempo e Qualità della cura. Mentre in molte altre condizioni il fattore Tempo può rivestire un ruolo secondario, nelle condizioni di emergenza/urgenza il fattore Tempo acquista un ruolo fondamentale, fino ad identificarsi esso stesso con la Qualità della prestazione fornita. E‟ allora indispensabile muoversi su entrambi i piani, sia migliorando il Tempo di risposta del sistema alla richiesta di assistenza che assicurando cure di Qualità in 24 ore (h24).
Il miglioramento dei tempi di risposta deve partire da una riorganizzazione strutturale del sistema 118 che, partendo dall‟analisi di quanto fatto in questi anni, individui le aree geografiche dove, con maggiore evidenza, si sono verificati ritardi di assistenza ed aree di patologie per le quali è necessario ridisegnare il modello assistenziale.
Andrà, inoltre, realizzata una rete specifica per alcune emergenze specialistiche, alcune delle quali con l’attivazione di centri di riferimento attivi come centrale di ascolto e di consulenza diagnostica telematica a distanza, in h24.
La prevenzione e gli screening
Non si può parlare di medicina moderna senza parlare di medicina della prevenzione e, quindi, di diagnosi precoce. Tra le aree cruciali di intervento, innanzitutto, vanno considerate le malattie neoplastiche e pertanto queste rappresentano uno dei settori prioritari di prevenzione primaria e secondaria.
La promozione di corretti stili di vita, la salvaguardia dell‟ambiente, la tutela dei luoghi di lavoro sono i principali settori in cui vanno indirizzati gli interventi di prevenzione primaria.
Diagnosticare precocemente vuol dire aumentare la probabilità della massima efficacia delle cure. Un approccio terapeutico adeguato, grazie ad una diagnosi precoce, è determinante per un corretto intervento di prevenzione secondaria che in molte patologie ha cambiato drasticamente il decorso della malattia, innalzando i tassi di sopravvivenza e riducendo quelli di mortalità, ma, soprattutto, mutando la qualità della vita di questi pazienti.
Gli screening sono, pertanto, parte fondamentale del percorso di prevenzione secondaria. Ma la coesistenza di programmi regionali di medicina preventiva con quelli promossi dalle associazioni di pazienti, di operatori sanitari o di singole realtà sanitarie, può generare una frammentazione dei percorsi.
Al fine di rendere sempre più organica l‟offerta di prevenzione e di esecuzione degli screening raggiungendo il maggior numero possibile di soggetti esposti alla malattia, il sistema sanitario regionale deve:
- Razionalizzare gli interventi su base regionale, utilizzando i diversi soggetti attuatori e partendo dai dati epidemiologici disponibili;
- Offrire interventi di screening e prevenzione secondaria predefiniti e ripetuti nel corso dell‟anno per categorie a rischio;
- Facilitare l‟ accesso agli interventi;
- Creare un calendario su base regionale degli interventi di prevenzione;
- Lavorare di concerto con le Agenzia per l‟Ambiente Regionale, i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL e la Direzione scolastica regionale, al fine di programmare in maniera integrata, gli interventi di prevenzione primaria su tutto il territorio regionale;
- Monitorare con costanza il risultato di tali interventi. L’educazione sanitaria come strumento di prevenzione
Un‟adeguata rete di assistenza regionale nelle diverse realtà non può prescindere dal miglioramento dello stile di vita. Il coinvolgimento di altre realtà politico- governative nella tutela del bene salute deve essere obiettivo prioritario del sistema sanitario regionale attraverso la salvaguardia dell‟ambiente, la sicurezza sul lavoro ed il miglioramento degli stili di vita.
I progetti di educazione sanitaria realizzati con i giovani hanno una forte valenza positiva. Essi si caratterizzano per l‟ immediatezza che consente di stimolare tempestivamente ed efficacemente l‟assunzione di modelli, stili di vita e comportamenti idonei alla prevenzione di moltissime patologie dell‟età adulta. Inoltre, possono avere un effetto moltiplicatore, in quanto i giovani possono svolgere attivamente una funzione di testimonial all‟ interno del proprio nucleo familiare o del proprio gruppo sociale. L‟efficacia di tali progetti è, inoltre, funzione di un‟ altra variabile: l‟autorevolezza di chi propone il messaggio. Difatti, spesso, la scarsa riuscita di molti interventi effettuati, in specie presso la stessa istituzione scolastica, è legata alla estemporaneità degli interventi educativi, limitati nel tempo e non inseriti in un contesto di riconosciuta autorevolezza. L‟istituzione proponente, la sede di effettuazione, i docenti coinvolti in questo intervento, nonché la stessa strategia operativa integrata, devono costituire una garanzia da parte della Regione ed un richiamo per l‟utenza. Un programma di educazione sanitaria efficace deve incentrarsi sulla:
- Promozione di una sana alimentazione per la prevenzione e la cura dei disturbi del comportamento alimentare;
- Prevenzione e/o riduzione del danno da alcol e tabacco;
- Promozione dell‟attività fisica e tutela dell‟attività sportiva;
- Prevenzione degli incidenti stradali;
- Prevenzione e contrasto dell‟uso di sostanze psicotrope e contrasto del doping;
- Prevenzione e cura delle malattie sessualmente trasmesse;
- Prevenzione delle malattie tumorali con il ricorso agli screenings;
- Tutela dell‟ambiente e prevenzione dei rischi derivanti dalle varie forme di inquinamento.
I servizi sociosanitari
Un welfare moderno deve rifuggire dalla logica dell‟intervento di tipo assistenzialistico rivolto a soggetti entrati nella aree di grave povertà e marginalità sociale (malati di mente, senza fissa dimora, dipendenti da alcol droga, etc.) ma, tutelando questi soggetti, deve attivare politiche di sostegno e percorsi preventivi della salute con programmi di screening
sanitario, di promozione di corretti stili di vita, di riabilitazione. Deve adottare politiche di attenzione alle moderne fragilità socio assistenziali come i minori, gli adolescenti, le madri e gli immigrati, predisponendo per questi ultimi percorsi di integrazione sanitaria e sociale a tutela della dignità della persona del migrante.
Un ruolo centrale nel welfare attivo, anche nell‟ambito socio-sanitario, possono e debbono avere i diversi attori sociali ed in particolare le società intermedie. Questa rete è fatta di famiglie, di piccole comunità, di associazioni, di imprese, di volontariato, di cooperative sociali etc , tutti enti promotori di solidarietà sociale e fiducia reciproca.
Il settore-no profit deve diventare un punto di forza del modello socio sanitario integrato capace di erogare servizi con specificità proprie di un soggetto intermedio tra Stato e Mercato, tra pubblico e privato, in un ruolo, a volte di supplenza, a volte di vero e proprio promotore di solidarietà sociale. In tale spazio trovano particolarmente posto e dignità le associazioni di pazienti; in particolare quelle volte a tutelare le problematiche sanitarie di nicchia o per malattie rare e farmaci orfani, le fondazioni di partecipazione, le iniziative sanitarie di solidarietà rivolte a patologie particolari o a fasce sociali e territori geograficamente più vulnerabili.
In un sistema di responsabilità condivise, i bisogni di salute devono, quindi, trovare una risposta non solo nella realtà della rete assistenziale del territorio, degli ospedali e delle strutture sanitarie complesse o ad alta tecnologia, ma anche in tutta una filiera di servizi socio-sanitari di prevenzione, di riabilitazione e di assistenza alla non autosufficienza ed agli anziani.
Si ritiene, pertanto, urgente ed indispensabile la realizzazione di una stretta integrazione socio-sanitaria. Tutto ciò consentirebbe un minor costo di tutto il sistema, con conseguente drastica riduzione della spesa sanitaria. Attraverso l‟integrazione socio-sanitaria va recuperata una dimensione territoriale dei servizi, da quelli di assistenza domiciliare, alle residenzialità extraospedaliere per i disabili, per gli anziani ed i cronici non autosufficienti; dagli ospedali di comunità, agli hospice per oncologici, e di tutte le realtà di residenze sanitarie diurne e/o notturne a bassa soglia sanitaria. Ciò va realizzato attraverso una gestione unitaria dei servizi sociosanitari in ambiti territoriali omogenei e con una gestione autonoma e diretta delle risorse economiche, secondo una programmazione territoriale e con una cabina di regia dove trovano pari dignità il soggetto pubblico, quello privato ed i soggetti del Settore no profit, dove a tutti va riconosciuta una soggettività di rilievo pubblico.
La rete per le cure palliative, la terapia del dolore e centro risveglio
La programmazione di una rete non può prescindere dalla grande esigenza dell‟ammalato cronico di ricevere sul territorio prestazioni qualificate nei settori di riabilitazione, di assistenza domiciliare e della lungodegenza. Ma soprattutto per le patologie cronico- degenerative invalidanti, è necessari attivare hospice sul territorio e una rete per le cure palliative e la terapia del dolore, che consenta a questi soggetti di vivere, con maggiore serenità ed accoglienza, il percorso di sofferenza fisica e psicologica, grazie anche alla formazione e alla selezione di personale adeguato a tale assistenza.
Sanità veterinaria
Ruolo importante assume la Sanità Veterinaria attraverso la lotta alle malattie infettive del bestiame con piani di prevenzione e di eradicazione ordinari e di emergenza, sorveglianza epidemiologica e bonifica sanitaria degli allevamenti da tubercolosi bovina, brucellosi bufalina, bovina ed ovicaprina. E’ importante anche realizzare finalmente il controllo della popolazione canina, con un aggiornamento continuo dell‟anagrafe. Va inoltre, con incisività affrontato il problema del randagismo, con particolare riguardo a quello interno alle strutture pubbliche, quali ospedali e parchi dove il fenomeno si manifesta preoccupante.
Va altresì potenziata l’attività rivolta al controllo nel settore alimentare umano ed animale attraverso un monitoraggio continuo per raccogliere ed analizzare i dati derivanti dagli enti preposti ai controlli nel settore degli alimenti e dei mangimi, per l’elaborazione degli indirizzi idonei in termini di efficacia ed efficienza a tutela del consumatore e nell’interesse delle attività produttive presenti sul territorio regionale.
E’ necessaria, inoltre, una particolare attenzione alla comunicazione del rischio ai consumatori ed alla formazione degli operatori del controllo ufficiale, determinando una categorizzazione del rischio delle imprese alimentari.
Formazione continua
La caccia ai crediti formativi verificatasi negli ultimi anni ha determinato una riduzione della qualità dei contenuti, delle tecniche, dei metodi formativi e spesso tali attività non sono rispondenti alle esigenze educative. La Regione deve quindi riappropriarsi di tale funzione, sapendo individuare gli ambiti e le categorie professionali verso i quali indirizzare i percorsi formativi, in rapporto alle scelte di politica sanitaria.
Inoltre, le attività educazionali tradizionali, difatti, in cui il partecipante ha esclusivamente una funzione passiva, si sono dimostrate inefficaci nel modificare la pratica professionale e gli esiti assistenziali, contrariamente a quanto avviene per le iniziative che coinvolgono attivamente i partecipanti e forniscono loro strumenti pratici. Andrebbe pertanto attuato il passaggio, sull‟esempio dei paesi anglosassoni, dalla formazione continua allo sviluppo professionale continuo ed andrebbero ristrutturati in tal senso tutti i corsi di formazione, creando attraverso indici specifici, la possibilità di valutare la reale efficacia ed efficienza di tali percorsi formativi.
Per fare ciò è necessario:
- stabilire con quali indicatori si vuole valutare la reale efficacia e la qualità della formazione permanente;
- evidenziare i cambiamenti indotti dall‟esperienza formativa;
- estrapolare le variazioni di capacità professionali dovute all‟acquisizione delle nozioni acquisite durante il percorso formativo.
- Welfare attivo
L‟attuazione del principio della sussidiarietà orizzontale, nel dare spazio alle grandi energie e risorse umane ed intellettuali della società civile consentirà, con il controllo ed il sostegno della parte pubblica, di ridurre sprechi e di dare maggiore efficienza ad un settore nel quale le pregresse politiche regionali hanno già offerto momenti virtuosi. La famiglia, come luogo dell‟identità e della formazione della persona umana, andrà sostenuta con una politica complessiva che abbia chiari gli obiettivi da perseguire senza dispersioni, in direzione della salvaguardia della vita, della salute, del decoro e della sicurezza. In questa direzione, lo sviluppo dell‟housing sociale e di forme di contribuzione per giovani coppie incoraggerebbe la formazione di nuovi nuclei e ciò contribuirebbe a combattere egoismi ed emarginazione.
La sfida in atto è quella di far diventare le politiche sociali una priorità e non un settore a se stante. Per fare questo bisogna avviare, sostenere, coordinare ed integrare azioni che concorrono allo sviluppo delle comunità locali, all‟integrazione dei cittadini più svantaggiati, con il precipuo intento di prevenire il disagio sociale nelle più svariate situazioni di difficoltà (disagio minorile e rischio di dispersione scolastica, famiglie pluri-problematiche, nuove povertà, servizi alle famiglie con portatori di Handicap e con anziani non autosufficienti, sostegno sociale ai tossicodipendenti, integrazione di comunità nomadi ed exracomunitarie, percorsi di inserimento lavorativo).
Nel realizzare l‟integrazione socio-sanitaria, in senso economico-finanziario e gestionale, la Regione deve supportare il coordinamento di ciascun ambito territoriale ed attivare un tavolo di lavoro permanente regionale costituito dal settore sanitario e da quello sociale. La Regione Campania deve interpretare a pieno un protagonismo positivo del “fare e dell‟agire istituzionale” in materia di politiche della solidarietà, caratterizzando la propria azione attraverso alcune funzioni-principi:
- Sussidiarietà istituzionale, ridefinendo il rapporto tra comuni, province e regione, in una visione sistemica dei servizi e delle iniziative a favore delle fasce sociali più esposte all‟emarginazione e al disagio;
- Rappresentatività delle istanze locali, svolgendo un ruolo di riequilibrio tra i diversi territori comunali che orienti l‟azione politica verso il raggiungimento delle “pari opportunità e dei pari diritti dei cittadini”;
- Integrazione dei cittadini più deboli, attraverso l‟ottimizzazione e l‟adeguamento dei servizi sociali e con l‟ausilio di iniziative specifiche di concerto con gli altri enti locali;
- Trasparenza nel rapporto tra cittadino e servizi, creando una adeguata informazione sui diritti e sui servizi destinati alla persona, che sia in grado di raggiungere con veicoli e modalità diverse tutti i cittadini.
Le azioni sulle “politiche della solidarietà” si articoleranno attraverso un programma di sviluppo che seguirà le seguenti fasi:
a) Costruzione di un sistema di monitoraggio dei bisogni per pianificare gli interventi necessari e agire in maniera efficace. La lettura del territorio è affidata a strumenti capaci di individuare trend e fenomeni significativi sul piano delle emergenze e dei bisogni sociali, in questo senso la Regione, in piena collaborazione con le Provincie, rafforza e struttura il Sistema Informativo del Sociale anche attraverso una ottimizzazione dell‟osservatorio sulle povertà, dell‟osservatorio sull‟infanzia e l‟adolescenza, dell‟osservatorio sulla legalità.
b) Il monitoraggio della qualità dei servizi: la Regione costruisce gli indicatori di qualità e ne condivide l‟applicazione con gli Ambiti territoriali definendo così la Carta Unica dei Servizi Socio-Sanitari.
c) Il coordinamento e l’integrazione delle politiche e dei servizi attraverso le porte uniche di accesso: la Regione si dota di una rete territoriale di porte di accesso ai servizi in grado di ottimizzare le risorse del territorio e rispondere alle esigenze dei cittadini in maniera efficace.
d) Qualità e professionalità degli operatori e dei professionisti del sociale: la Regione, all‟interno delle sue politiche di Lifelong Learning e in raccordo con il sistema universitario campano e i suoi centri di competenza, eccellenza e alta
formazione, si dota di una Scuola permanente per la Formazione e l‟Aggiornamento dei professionisti del Sociale.
e) La comunicazione al cittadino per informare sui diritti e sui servizi e promuovere una educazione alla salute e al benessere con particolare attenzione a: tossicodipendenze, alimentazione e disturbi alimentari, malessere psichico, anziani, disabili, donazione di organi, pari opportunità, interculturalità, cittadinanza attiva. Questo anche attraverso la valorizzazione dell‟associazionismo e la costituzione di una “rete associativa solidale” al fianco dell‟Amministrazione Regionale.
f) Raccordo tra politiche sociali e politiche formative per il contrasto al disagio sociale, alla marginalità e alla criminalità: la Regione risponde alle linee guida indicate in ambito Comunitario per la società della conoscenza e individua, nel suo sistema scolastico e formativo, una „infrastruttura‟ capace di raccordarsi e di integrarsi con le politiche e gli interventi in ambito sociale.
g) Promozione del volontariato giovanile come strategia di promozione sociale e cittadinanza attiva capace di toccare tutti gli ambiti di intervento (anziani, immigrati, minori a rischio, donne disagiate, disabili, poveri, …).
h) Collaborazione con i Tribunali per mettere a loro disposizione personale altamente qualificato con esperienza nel campo delle politiche sociali, del diritto della famiglia e dei rapporti con le autorità giudiziarie minorili. Il personale opererà con i magistrati tutelari e con quelli della famiglia del tribunale, coordinando e promuovendo le azioni dei servizi socio-assistenziali del territorio e prestando attenzione a tutte quelle attività di protezione dei minori e dei cittadini extra- comunitari presenti nell‟area.
i) Diversamente abili: in merito alla Legge 68, con particolare riferimento al Fondo Regionale ed al Fondo Nazionale (gestito, in quota, dalla Regione), si debbono attuare iniziative grazie alle quali, nel rispetto dello spirito della legge, il diversamente abile risulti una risorsa “vera” per la società e per le imprese. Per ottenere un inserimento nel mondo del lavoro che sia fruttifero, bisognerebbe attuare una collocazione mirata dei singoli soggetti, che non può prescindere da
iniziative, soprattutto di formazione, che siano realizzate insieme alle imprese e nelle imprese.
Sistemi di trasporto sostenibili
Trasporto su ferro
L‟attuale progetto dell‟Holding EAV non risponde all‟esigenze di efficienze ed efficacia che, invece, dovevano determinarsi al momento del trasferimento delle competenze dallo stato alla Regione. Le aziende Circumvesuviana. Sepsa e Metrocampania Nord-Est (nata da ALIFANA ed FBN) sono totalmente indipendenti e l‟EAV ha solo determinato una sovrastruttura che ne ha ridimensionato e depauperato ogni funzione gestionale. L‟indebitamento e lo stato di degrado dell‟infrastruttura e del materiale rotabile segnano una vera e propria emergenza che, accompagnata da una riduzione media del 30% degli organici, evidenzia le difficoltà a cui bisogna, da subito, dare risposte non più rinviabili.
Al riguardo, riteniamo necessario distinguere la gestione dell‟intera rete ferroviaria, dalla gestione delle diverse direzioni d‟esercizio delle Ferrovie regionali (modello Trenitalia), ricercando un‟iterazione e sintesi anche organizzativa e societaria tra la SRI e METRONAPOLI che non possono continuare a esistere indipendenti, se non in concorrenza.
Sulla base di queste considerazioni si intende realizzare quanto segue:
- Completamento lavori della metropolitana di Napoli e chiusura dei cantieri per ridare vivibilità alla città;
- Rinnovo totale del Materiale Rotabile per le aziende Regionali che offrono servizi con treni vecchi e pericolosi con più di 50 anni d‟esercizio;
- Completamento della rete metropolitana regionale con raddoppio Circumflegrea e Progetti stazioni metrò regionale di Pozzuoli e Baia;
- Riqualificazione della zona F. Grotta e Bagnoli con l‟interramento dei binari della Cumana e collegamento del nuovo sito di Bagnoli (Coroglio);
- Realizzazione del sistema Ferroviario Metropolitano della Provincia di Caserta con il completamento della ALIFANA ed il ripristino totale del vecchio tracciato da Santa Maria Capua Vetere verso Aversa-Napoli con l’arrivo a Napoli-Centro Direzionale e l‟integrazione delle infrastrutture ferroviarie della Conurbazione Casertana, per la riqualificazione urbana, il recupero ambientale e lo sviluppo socio-economico della Provincia di Caserta.
- Completamento e potenziamento delle 6 stazioni della Circumvesuviana dell’area torrese-stabiese, con il raddoppio della tratta Torre Annunziata – Pioppaino – Castellammare e messa in sicurezza degli attraversamenti nei centri abitati con la chiusura dei passaggi a livello esistenti;
- Partenza dei lavori per la stazione di porta della TAV Napoli-Afragola, bloccati per anni da intoppi tecnico-burocratici e dalla necessità di rifare la gara d‟appalto;
- Realizzazione collegamento ferroviario da Napoli all‟aeroporto internazionale di Grazzanise quale infrastruttura indispensabile per un vero sistema Aeroportuale Campano;
- Realizzazione linea alta capacità Napoli Bari, propedeutica al corridoio n. 8 Bari Verna della rete TEN (progetto caldeggiato e confermato dal Governo Berlusconi);
- Potenziamento della esistente linea ferroviaria Salerno Battipaglia Napoli;
- Riconsiderazione, con il Ministero dei Trasporti, del servizio a lunga percorrenza di Trenitalia che interessa la Campania che risulta indebolito con un‟offerta inefficace e che va sempre più diminuendo abbandonando intere realtà regionali.
Questi interventi appaiano indispensabili per completare il processo di infrastrutturazione del territorio avviato negli anni settanta.
Trasporto su gomma
La Regione deve necessariamente recuperare il Ruolo fondamentale di Programmazione e Controllo in questi anni abbandonato a favore della gestione Diretta anche dei servizi di trasporto su gomma. La gestione dell‟Air per la provincia di Avellino, quella della EAV BUS per la provincia di Napoli sono l‟ esemplificazione di un pericoloso accentramento di funzioni che, nel caso dei servizi su gomma, vede affidata, dalla stessa legge regionale, la competenza alle Province.
Si propone pertanto:
- Il recupero della centralità delle Province, nella competenza del trasporto su gomma e a guida vincolata, appare strategico ma ancora più indispensabile in vista delle gare, che le stesse Province saranno chiamate ad espletare.
- Di affidare le competenze dell‟ Air alla provincia di Avellino,
- L‟ affidamento dell‟EAV BUS al CTP azienda della Provincia di Napoli.
- La creazione di una Azienda provinciale di Benevento intorno all‟attuale azienda Urbana a cui trasferire le competenze dei servizi gestiti dall‟EAV BUS sul territorio per la definizione di un’unica offerta territoriale utile anche ai fini della gara di bacino.
- La riconsiderazione delle funzioni affidate ad UNICO Campania.
In ambito di integrazione Tariffaria va riconsiderato TOTALMENTE il sistema di Gestione del consorzio UNICO i cui costi risultano essere insostenibili (18 Ml €) per le aziende che hanno perso con questo “sistema“ ogni attività commerciale, dipendenti come sono da quella che dovrebbe essere una loro emanazione, ed, invece, in vero è una sovrastruttura che ne ha svuotato funzioni e strategie di mercato.
La regione Campania è penultima nella graduatoria nazionale per efficienza e produttività del trasporto su gomma. In vista del completamento della metropolitana regionale e ad integrazione di essa è necessario progettare il recupero dell‟accessibilità delle zone interne (Irpinia, Sannio, Casertano).Si propone quindi:
- Uno studio programmatico per attuare un sistema di trasporto su gomma collegato anche alla linea ferrata, utilizzando mezzi elettrici in città e a gas sulle line extraurbane.
- La costituzione di società di capitali pubblico/privato sulle diverse Province.
- L‟ acquisto di nuovi mezzi per le città di Avellino, Caserta e Benevento, per facilitare
- il passaggio nelle zone storiche con strade strette.
- Le gare per l‟affidamento di servizi aggiuntivi in siti storici e di interesse turistico quali Reggia di Caserta, Casertavecchia, Parco del Cilento, Campi flegrei, ecc..
Portualità
La regione Campania gioca un ruolo fondamentale nella zona di libero scambio nel Mediterraneo con il porto di Napoli ed il porto di Salerno. Dal prossimo anno si prevede un incremento dei traffici di circa il 20% l‟anno e il progetto di allargamento e incremento della profondità dei fondali del Canale di Suez. Il porto di Napoli deve essere “La Porta del Mediterraneo”. Per questo obiettivo sarà necessario adeguarne i fondali per consentire l‟attracco delle navi containers anche più grandi. La movimentazione delle merci è legata imprescindibilmente alla funzionalità degli interporti di Maddaloni – Marcianise e Nola realizzati nella Regione Campania e del costruendo di Battipaglia. Pertanto sono indispensabili interventi finanziari per potenziarli, considerato che sono sugli assi della TEN corridoio 1 (Palermo Berlino) e corridoio 8 (Napoli Bari Varna) e costruire nuovi collegamenti viari veloci con nuovi svincoli autostradali (apertura casello Caserta Maddaloni sulla A30).
Le bellezze paesaggistiche e storico-architettoniche regionali sono un patrimonio di inestimabile ricchezza e possono essere l‟asse portante di una nuova economia regionale per un flusso turistico crocieristico e nautico da diporto. Negli ultimi 5 anni il flusso crocieristico nel porto di Napoli è aumentato del 200%.
La riqualificazione dei porti turistici della Campania : Capri, Ischia, Procida, Sapri, Acciaroli, San Marco, Casal Velino, Pollica, Futani-Centola, Bussentina, Castelvolturno, Pozzuoli, Bacoli, Baia, Monte di Procida e la realizzazione di nuovi porti con disponibilità di posti barca e di servizi integrati possono dare un significativo contributo alla crescita dell‟industria turistica campana.
L‟ Autorità Portuale di Napoli, con quella di Salerno, possono e devono trovare momenti di confronto che contraddistinguano la possibilità sinergica di attrarre traffici di merci e passeggeri per il pieno utilizzo della risorsa mare a supporto dello sviluppo socio e economico di una Regione con centinaia di Km di costa, con numerosi porti commerciali e numerosissimi porti turistici.
Progetti integrati con l‟assessorato al Turismo regionale porteranno servizi di accoglienza ai turisti, bus navette per visite entroterra e percorsi enogastronomici.
Trasporto aereo
La Regione punta ad essere crocevia dell‟Europa da Nord a Sud e corridoio d‟ingresso ai Balcani e ai Paesi che affacciano sul Mediterraneo, pertanto essa deve puntare ad avere collegamenti aerei e strutture adeguate per rispondere ad un flusso turistico intercontinentale.
La Regione deve, innanzitutto, accertare e definire le difficoltà ed i problemi finora celati perchè si possa finalmente parlare credibilmente della realizzazione dell‟aeroporto di Grazzanise, prevedendo i collegamenti viari e ferroviari con i centri di produzione della domanda. Grazzanise sarà, quindi, una valida alternativa al flusso passeggeri di tutto il Sud e Centro Italia.
L‟aeroporto di Grazzanise dovrà ospitare principalmente un traffico internazionale- intercontinentale e di tipo leisure (turistico) nazionale e intraeuropeo, e potrà costituire per questo un‟idonea base per vettori low cost (a tariffe economiche). L‟aeroporto di Pontecagnano, invece, dovrà avere una connotazione nazionale-europea.
A tal fine è necessario elaborare uno studio per l‟ampliamento della pista di decollo atterraggio troppo corta per pensare ad uno sviluppo serio di uno scalo che servirebbe la Campania Calabria e Basilicata. E‟, quindi, auspicabile la definizione di un SISTEMA AEROPORTUALE CAMPANIA con le seguenti priorità:
- Definire le reali possibilità di realizzazione di Grazzanise, e partire senza più indugi alla sua realizzazione.
- Salvaguardare la realtà e la peculiarità di un City Airport come quello dell‟Aeroporto Internazionale di Napoli (che sarà anche collegato con la Metropolitana di Napoli) che definisca le sinergie con uno scalo internazionale come quello di Grazzanise.
- Rilancio dell‟aeroporto di Pontecagnano, strategico per la collocazione geografica a supporto dei movimenti turistici regionali e verso il Sud del paese.
- Rilancio dell‟aereoporto di Capua quale polo strategico per l‟aviazione generale, le scuole di volo e le prove di volo.
- Recuperare per Grazzanise e Pontecagnano lo sviluppo possibile del traffico delle merci a supporto del sistema industriale.
Immigrazione
Anche le delicate problematiche attinenti alla immigrazione sono spesso affrontate separando la prospettiva della cittadinanza da quella del lavoro. In tal modo, non si fa un favore né all‟immigrato, né alla Costituzione. Cittadinanza e lavoro erano per il Costituente concetti quasi inseparabili. Ragione per cui non è possibile ridurre il problema dell‟immigrazione solo a una discussione sui diritti da riconoscere agli immigrati.
I diritti degli immigrati non possono essere artificiosamente slegati dai loro doveri a partire da quello di contribuire al benessere sociale attraverso una attività lavorativa, senza la quale sono trasformati in assistiti, alimentando un senso di alienazione e disperazione. Le regole della integrazione vanno declinate oltre l‟emergenza. Innanzitutto definendo quale sia l‟effettiva capacità ricettiva del nostro Paese, stabilendo una precisa strategia degli ingressi, a partire dalle attività di formazione nei paesi di origine. Questo per tutelare la coesione sociale e per non illudere chi desidera entrare a far parte della nostra comunità di avere garantita una protezione sociale che poi effettivamente potrebbe non realizzarsi.
E‟ necessario creare un sistema per il quale chi arriva in Italia può confrontarsi con una identità fondata sul rispetto e la dignità della vita, una società aperta e una popolazione unita sulla propria tradizione. La conoscenza della lingua e della nostra cultura, il rispetto per i valori fondanti del nostro Paese e l‟osservanza delle leggi vigenti sono i requisiti minimi perché avvenga una sana inclusione sociale, senza ambiguità e moralismi. A questo scopo la scuola ricopre un ruolo decisivo.
Appare necessaria una politica che rispetti il principio di sussidiarietà e sappia riconoscere le differenze. La categoria “immigrati” è ormai inadeguata per comprendere uomini provenienti dall‟Est e donne dei Paesi islamici, minori non accompagnati e persone in cerca di asilo, gruppi difficilmente permeabili e altri che spontaneamente tendono a mescolarsi.
Bisogna soprattutto affrontare in modo diversificato il problema di chi, provenendo da altri Paesi, vuole restare in Italia e chi, invece, vuole tornare nella terra d‟origine.
Ulteriori iniziative dovranno riguardare la realizzazione di unità operative, quali ad esempio:
- Centro di accoglienza;
- Unità Mobile di strada;
- Servizio di mediazione culturale;
- Sostegno all’integrazione scolastica dei minori immigrati.









