Una Campania bella e vivibile

Da un ambiente degradato alla tutela del territorio e della qualità della vita

Non più

  • Un turista trascurato e spaventato;
  • Inquinamento e immondizia a cielo aperto;
  • Degrado urbano;
  • Assenza di politiche per i giovani.

Ma

  • Un turismo nella sicurezza e con servizi di qualità;
  • Energie pulite e rifiuti come risorsa;
  • Risanamento delle periferie;
  • Un piano organico di attenzione alle loro problematiche

Ambiente e paesaggio

Un approccio corretto alle problematiche della lotta all’ inquinamento ambientale, nella moderna società della conoscenza, richiede innanzitutto l’applicazione alla realtà territoriale delle conoscenze scientifiche più aggiornate. Nella nuova visione della Regione Campania, l’Ambiente è visto come risorsa da dover preservare e, con le dovute accortezze, utilizzare per il miglioramento della vita dei cittadini. Per questo saranno adottati una serie di interventi specifici che pongono l’Ambiente al centro dello sviluppo sostenibile della Regione Campania. Strumenti strategici, accordi di programma e interventi mirati per la realizzazione di grandi opere rappresentano gli obiettivi operativi che verranno perseguiti per il miglioramento della nostra regione. Le azioni di controllo e di monitoraggio ambientale rappresenteranno il grimaldello per scardinare devianze e illegalità nell’azione fondamentale di salvaguardia ambientale del territorio.

Le azioni proposte sono:

  • Piani di monitoraggio ambientale: localizzazione delle aree a rischio antropico- ambientale e formulazione di appositi bandi per la messa in sicurezza di queste aree.
  • Riorganizzazione centri di monitoraggio e controllo ambientale: l‟efficacia dell‟azione amministrativa verrà aumentata tramite la riorganizzazione delle aree tecniche e degli uffici preposti al monitoraggio e controllo ambientale (ARPAC). Predisposizione di appositi accordi di programma con gli altri Enti per massimizzare i risultati derivanti dai processi di monitoraggio.
  • Sistematizzazione delle informazioni per il monitoraggio e controllo ambientale: stanziamento di fondi specifici per il rilievo, l‟archivio e l‟elaborazione dei dati di interesse ambientale.
  • Piani di emergenza della Protezione Civile: programma di interventi specifici per il supporto alla realizzazione dei piani di emergenza della Protezione Civile.
  • Educazione e partecipazione consapevole delle comunità insediate in aree a rischio: verranno stanziati appositi fondi per la realizzazione di strumenti per la pubblicizzazione e la consultazione dei dati rilevanti per le comunità esposte a tutte le tipologie di rischio. In tale ambito verranno predisposte apposite misure per la formazione e l‟educazione ambientale.
  • Predisposizione/aggiornamento e attuazione del Piano delle Cave Regionale e piani di riconversione: definizione di interventi specifici per il monitoraggio delle attività estrattive e valorizzazione della risorsa estratta. Emanazione di apposite linee guida sia per il ciclo produttivo legato alle estrazioni che per la compatibilità ambientale. Predisposizione di appositi strumenti (normativi, regolamentativi e pianificatori) per la riconversione delle ex aree adibite a processi estrattivi (restauro ambientale).
  • Acque e risorse idriche: definizione e attivazione del Piano Regionale delle Coste, il quale comprenderà sia interventi per l‟erosione costiera con particolare riferimento ad aree critiche (es. basso Cilento), sia per l‟impatto ambientale dovuto alla forte

pressione antropica della popolazione campana, sia per la gestione dell‟industria turistica con particolare riferimento a zone di elevatissimo pregio paesaggistico- ambientale (es. Penisola Sorrentina-Amalfitana). Saranno previsti, inoltre, appositi interventi per la valutazione, la gestione e la tutela delle risorse idriche relativi: alla captazione e l‟utilizzazione delle acque dolci erogate da sorgenti sottomarine: alle risorse idriche profonde strategiche; al risparmio idrico; alla ricostruzione delle reti acquedottistiche fatiscenti, in particolar modo nelle aree urbane; al riequilibrio fluviale delle aree interne; al rimpinguamento artificiale delle grandi falde; alla valorizzazione delle microrisorse idriche.

  • Piano Energetico Ambientale Regionale: la realizzazione di questo piano permetterà la definizione strategica delle linee obiettivo per il sistema energetico regionale inquadrate nelle specifiche realtà territoriali. Gli stanziamenti previsti dovranno riguardare principalmente interventi sulla proposta di soluzioni energetiche idonee alla copertura del fabbisogno regionale, sul risparmio energetico e sulla valorizzazione dell‟utilizzo di fonti rinnovabili negli edifici negli insediamenti produttivi e nei trasporti.
  • Bonifica dei suoli contaminati: la realizzazione di tale azione avverrà aggiornando il quadro delle attività e recuperando risorse sia per gli interventi da realizzarsi, sia per le attività di monitoraggio e di controllo dei siti inquinati.
  • Piano di azione per fronteggiare le emergenze causate dal dissesto idro- geologico (rilevate dai Piani Stralcio delle Autorità di Bacino): la realizzazione di questo piano prevederà la delega di coordinamento e di gestione delle attività sul territorio alle Province (con contestuale trasferimento di risorse) e lasciando alla Regione la funzione di verifica e di monitoraggio attraverso le articolazioni del Genio Civile.
  • Piano di Tutela delle Acque (ai sensi dell‟art. 21 del D.Lvo 152/2006): l‟approvazione di tale piano permetterà anche di eliminare il blocco imposto alle Province fin dal 2007 in materia di autorizzazione alla ricerca, sia per finalità produttive che per uso domestico, nonché di tutte le derivazioni per concessione o per denuncia di pozzo.

Si procederà, inoltre:

  • Al risanamento e tutela ambientale del territorio regionale interessato da dissesto idrogeologico: ovvero la messa in sicurezza del territorio dissestato (piana del Sarno, piana del Sele, bacino del Volturno, Regi Lagni ad Acerra, piana campana), mediante opere di ingegneria civile e naturalistica ove possibile.
  • Alla difesa e valorizzazione dei corsi d’acqua: ossia restauro fluviale con il ripristino delle portate minime garantite da acqua accumulata a monte, in bacini artificiali, invasando l‟acqua di ruscellamento dei periodi piovosi.
  • Alla difesa e valorizzazione della risorsa idrica: ossia risparmio idrico, depurazione e riutilizzazione delle acque di scarico, difesa dall‟inquinamento delle risorse idriche.
  • Alla difesa ambientale dei versanti e dei boschi dagli incendi: mediante la realizzazione di laghetti e vasche per accumulo idrico alla sommità dei versanti, in aree in totale sicurezza idrogeologica, da destinarsi per uso antincendio.
  • A mitigare l’erosione del suolo ed alla regimazione delle acque sui versanti: dovuti alla deforestazione e agli incendi boschivi (ad esempio i versanti dei Camaldoli colpiti duramente da incendi, incombono su Soccavo e Pianura), e la cattiva gestione dei corsi d‟acqua.
  • Ad evitare subsidenze e sprofondamenti: dovuti alla riduzione delle falde acquifere e/o all‟erosione di corsi d‟acqua sotterranei ma anche all‟azione antropica, un caso limite è l‟area urbana di Napoli che sorge su cavità antropiche.
  • Al controllo dell’erosione costiera: circa 180 km di litorale su 480 km totali di costa in Campania sono interessati da questo problema; si deve agire mediante ripascimento dei tratti in erosione attraverso la distribuzione di sedimenti prelevati altrove ed il ripristino della vegetazione tipica lungo la fascia costiera come “trappola di sedimenti”.
  • Alla messa in sicurezza delle coste ad elevata clività: Penisola Sorrentina, Costa d’Amalfi, Cilento, Isole Flegree e Capri sono interessate da fenomeni franosi, arretramento di falesie e piene torrentizie spesso a carattere catastrofico.
  • A redigere il “Contratto di Fiume”: strumento della programmazione e del coordinamento delle attività nei bacini idrografici in raccordo con le Autorità di Bacino, le sezioni del Genio Civile, i Consorzi di Bonifica, gli Enti locali e le istituzioni competenti, le associazioni e i portatori di interesse locale, con lo scopo di ridurre la frammentazione delle competenze e armonizzare gli interventi da realizzare per la salvaguardia dei fiumi e dei corpi idrici.
  • A riorganizzare le attività ed i ruoli dei Consorzi di Bonifica e rivisitazione della L.R. n.4/2003 che ha attribuito ai medesimi i compiti di gestione del demanio idrico e di azione per la salvaguardia dell‟ambiente secondo le indicazioni contenute negli appositi piani di tutela.
  • A riorganizzare e potenziare il Servizio Volontario di Vigilanza Ambientale (G.A.V.): eliminando le disfunzioni organizzative che ne hanno, di fatto, impedito la piena attivazione.
  • A sviluppare un‟azione complessiva di sostegno alle attività di certificazione dei territori e della “qualità del vivere” che interessi gli elementi fisici (qualità dell‟aria, dell‟acqua potabile, del mare, dei fiumi, del suolo, ecc.), gli elementi di struttura (trasporti e mobilità sostenibile, servizi di accoglienza, strutture ricettive, ricreative e sportive, strutture e servizi portuali, ecc.), gli elementi di processo (produzione e consumo di prodotti agroalimentari tipici, tracciabilità e di “filiera corta” biologica dei prodotti alimentari e della filiera eno-gastronomica, qualità dei servizi di ristorazione, dei servizi di fruizione dei beni storici, artistici, archeologici, museali, ecc.). Lo scopo è quello di migliorare il livello di attrattività del sistema turistico, ridefinire i livelli di responsabilità gestionali attraverso l‟integrazione e la sussidiarietà, aumentare il livello di sicurezza per la tutela della salute e la qualità della vita, promuovere un nuovo modello di governance territoriale basato sulla partecipazione e la condivisione e sostenere lo sviluppo economico attraverso lo snellimento delle procedure burocratiche.
  • A potenziare la rete dei Centri di Educazione Ambientali attivati presso i Comuni della Regione, sostegno alle attività educative e formative delle scuole e degli enti di formazione e potenziamento della rete degli ecomusei territoriali.
  • Ad aggiornamento del Piano Regionale di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria e attuazione delle iniziative e sviluppo delle attività necessarie a contrastare l‟azione degli agenti inquinanti nelle zone a maggior rischio e nelle aree urbanizzate.
  • A sostenere le azioni finalizzate alla promozione di sistemi di mobilità sostenibile, sia pubblici che privati, incentivando l‟acquisto di veicoli con alimentazione elettrica, ibrida e metano e promuovendo l‟utilizzo dei mezzi pubblici e delle biciclette.
  • A perseguire la piena attuazione, a quanto previsto dalla L.R. 14/2001, in materia di tutela igienico sanitaria della popolazione dalla esposizione a radiazioni non ionizzanti generate da impianti di telecomunicazioni rafforzando il ruolo delle Province e migliorando il raccordo con le ARPAC.
  • Al miglioramento della funzionalità delle ARPAC provinciali raccordando la loro attività con quella delle Province di cui dovrebbero, gradualmente, diventare organi strumentali.

La competenza agli interventi di cui sopra, in applicazione del principio di sussidiarietà, dovrà essere affidata alle Province, in particolare, in virtù della funzione già riconosciuta al PTCP di attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio o tramite l‟Organismo permamente provinciale previsto nel paragrafo successivo

Beni culturali e turismo

La coalizione in Campania è consapevole della gravità della situazione che caratterizza il territorio regionale, ricco di straordinarie risorse culturali e paesaggistiche, e per questo ritiene necessario considerare il turismo una delle più importanti risorse produttive della regione che può determinare una svolta in termini economici ed occupazionali, invertendo l‟attuale tendenza negativa.

Sono molteplici le occasioni mancate sino ad oggi:

  • anche in questa legislatura la Regione Campania non è riuscita a dotarsi di una disciplina organica sul turismo ed utilizza, in una materia ad essa interamente delegata, la legge 217 del 1983(!);
  • la misura 4.5 del POR 2000-2006, l’unica che ha concesso aiuti per riqualificare l’offerta, presentava una dotazione finanziaria risibile (appena 52 M euro per le 1600 strutture ricettive e pararicettive della regione ); era finalizzata ad investimenti trascurabili (non più di 2 M euro); senza tralasciare che non è stato ancora erogato alcun contributo a causa dell‟insipienza degli amministratori e dei burocrati regionali;
  • il bando che assegnava risorse a favore di azioni di co-marketing, ripetuto per ben due volte, non è stato in grado di attrarre l‟attenzione dei grandi tour-operator internazionali;
  • le azioni di marketing per la filiera enogastronomica nelle zone interne, gestite in maniera frammentaria e disorganica, non hanno prodotto alcun risultato.

I risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti: le terribili ripercussioni sul “prodotto campania” dei fattori di contesto (rifiuti, criminalità, ambiente, ecc.) non vengono compensate da interventi adeguati di sostegno della domanda e, in un mercato turistico globale sempre in crescita (a ritmi del 7% all‟anno), la nostra regione, che ospita località uniche al mondo ed è ricca di beni culturali eccezionali (musica, teatro, arte, ecc.), perde costantemente quote di mercato e presenze in termini assoluti. Queste, infatti, sono passate da 22,7 milioni nel 2001 a 18,7 milioni nel 2008 (ultimo dato disponibile), con un decremento nel periodo di circa il 18%. Nel solo 2008 si è registrata una riduzione rispetto al 2007 del 5%, ed il trend decrescente è stato confermato dai dati tuttora incompleti relativi al 2009.

Eppure, nelle città, piccole e grandi, e nei territori campani si ritrovano ancora – lungo le fasce costiere, le pianure, i rilievi collinari e montani – un patrimonio storico-artistico eccezionale, ricco di straordinarie bellezze paesaggistiche, che hanno subito, nel corso degli ultimi decenni, gravi danni per la mancanza di un‟adeguata politica dell‟Ente

regionale. Siamo anche convinti che la valorizzazione di tali risorse possa giovare al miglioramento della qualità della vita dei cittadini campani, ma anche al loro sviluppo sociale ed economico e che il turismo, special modo culturale costituisca il volano per creare reali occasioni di lavoro in un momento di forte crisi.

Dovranno, però, essere affrontate e risolte alcune criticità che ostacolano un turismo sostenibile: innanzitutto l‟eliminazione di “detrattori” che oggi vengono sfruttati da altri soggetti per dirottare i visitatori stranieri, ma anche quelli italiani, verso altre mete e altre nazioni; ci riferiamo al dissesto idrogeologico, all‟inquinamento atmosferico e marino, a quello acustico, al degrado delle aree urbane e delle periferie, al degrado del patrimonio culturale, all‟inadeguatezza delle infrastrutture di trasporto, ecc., alla criminalità organizzata ed alla micro-criminalità.

Solo impegnandosi per eliminare tali fattori negativi e con una nuova politica turistica, tutte le sue straordinarie risorse della Campania potranno essere valorizzate e fruite dai visitatori italiani e stranieri. Ciò è auspicabile ed è in piena sintonia con il programma nazionale del PDL che prevede una legge obiettivo per il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e per la tutela del paesaggio, attraverso la demolizione degli ecomostri ed il risanamento degli scempi arrecati al paesaggio, nonché l‟ottimizzazione dell‟utilizzo dei fondi europei relativi ai beni culturali e al recupero dei centri storici.

La coalizione in Campania vuole che il turismo diventi una vera e propria industria turistica e come tale sia un efficace motore di sviluppo dell‟economia regionale. Le Risorse culturali e Paesaggistiche presenti in Campania sono tali e tante che ancora oggi un completo inventario delle stesse. L‟inesistenza di una conoscenza di simili risorse è stata anche l‟alibi per l‟Amministrazione regionale uscente per procedere allo sperpero di enormi somme di danaro in maniera frammentaria e polverizzata: i tanti e costosi restauri avviati sono risultati privi di una logica di corretta funzionalizzazione dei complessi monumentali, né sono stati messi in rete con le altre risorse territoriali. Molte delle suddette risorse restano sottoutilizzate o inutilizzate, in assenza di una adeguata attività di promozione e valorizzazione.

Lo sviluppo di tali potenzialità può costituire un importante elemento di diversificazione e di specializzazione produttiva della Campania, nonché un elemento di richiamo verso le aree interne meno conosciute che in genere sono tagliate fuori dai flussi turistici tradizionali. Il territorio campano non è omogeneo nella sua morfologia, nelle sue stratificazioni storiche, nei suoi caratteri naturalistici e paesaggistici, presentando “paesaggi culturali”

unici e straordinariamente interessanti e suggestivi. Inoltre, avendo ben 400 km. di coste è fortemente influenzato dal Mare, negli aspetti turistici, paesaggistici, nella pesca e nelle attività economiche ed industriali che vi si svolgono. Sul mare e sulle coste hanno competenza molti Enti, Autorità e diversi soggetti politici, nonché soggetti privati ed economici. Enti di ricerca e Università che studiano l‟ambiente marino raggiungono nella nostra regione la più alta concentrazione presente in Italia, eppure sono stati scarsamente coinvolti sino ad oggi dalle istituzioni regionali.

Quasi nulla di quanto oggi la Regione Campania fa per lo Spettacolo – salvo rare eccezioni – è utile al fine della promozione del turismo: nel migliore dei casi esso viene vissuto come puro intrattenimento autoctono e fine a se stesso. Nell‟anno 2009 la dotazione finanziaria della legge 6/2007 è stata di circa dodici milioni di euro, di cui quasi il 40% al teatro San Carlo e al teatro Mercadante.

Un altro aspetto particolarmente negativo della attuale gestione politica regionale è quello della formazione professionale, concepita come puro assistenzialismo clientelare, privo di alcun rapporto con il mercato del lavoro e, in particolare, con quello inerente il turismo ed il turismo culturale.

Mission – Scelte strategiche

Il settore dell‟offerta turistica ha visto l‟attivazione, sia a livello locale e nazionale che comunitario, di nuove politiche e nuovi strumenti normativi e finanziari in materia di programmazione e gestione del territorio (e degli interventi pubblici) e di incentivazione delle iniziative pubbliche e private in questo settore. In particolare, attraverso il restauro del patrimonio artistico culturale e l’attivazione di finanziamenti per le iniziative dirette alla valorizzazione delle attività culturali, di spettacolo, turistiche, ecc., si sarebbe potuto favorire il rafforzamento del tessuto imprenditoriale nel settore, soprattutto relativamente alle attività delle piccole e medie imprese. Ma ciò nella Regione Campania non è avvenuto!

Per rigenerare l‟intero settore del turismo si ritiene necessario varare, innanzitutto, una riforma-quadro del turismo regionale, che istituisca un‟Agenzia regionale che inglobi tutti gli altri Enti e permetta la governance organizzata della politica turistica sul territorio e verso i turisti.

Occorre, poi, rivedere la programmazione dei fondi strutturali, ad opera della Conferenza permanente Regione-Province, per finalizzarne gli obiettivi a nuove ed efficaci linee di azione.

È, inoltre, necessario:

  • Razionalizzare le competenze e le risorse in un sistema efficiente e integrato per l’assetto funzionale del territorio e per lo sviluppo sostenibile;
  • Deconcentrare da un punto di vista spazio-temporale i flussi turistici;
  • Migliorare accessibilità e servizi di supporto alla fruizione del patrimonio culturale edel paesaggio;
  • Promuovere il fenomeno turistico in tutte le sue forme;
  • Supportare la crescita e lo sviluppo del sistema di ospitalità e dei servizi turistici;
  • Sviluppare per i turisti una diversa immagine della regione;
  • Incrementare gli arrivi e le permanenze medie;
  • Favorire la destagionalizzazione;
  • Sviluppare iniziative di qualità, piuttosto che finanziare manifestazioni discutibili e con scarse ricadute in termini economici;
  • Favorire lo sviluppo di quartieri fieristici;
  • Valorizzare le diverse tipologie di beni culturali, materiali e immateriali.
  • Ridurre il gap attraverso azioni coordinate tra le zone che tradizionalmente attirano il turismo (Napoli, Pompei, Ercolano, Paestum, Caserta ed altri importanti siti) e le zone interne della regione ( nelle province di Avellino, Salerno ,Benevento), con caratteri e valori di altrettanto interesse;
  • Favorire l‟integrazione sistemica sul territorio del turismo con i trasporti, i beni culturali, la ricerca, ecc.;
  • Sviluppare politiche per il mare pulito che favorisce il turismo; programmare interventi e gestire adeguatamente le coste per ridurre l‟erosione, così da determinare un volano economico in termini di portualità, collegamenti marittimi, rapporti con le altre culture e nazioni che si affacciano sul Mediterraneo.

Si tratta, dunque, di mettere in rete e valorizzare siti, settori economici e risorse umane, attraverso l‟identificazione di una serie di “operazioni” che non si configurano come semplici interventi (pubblici e privati), bensì come un sistema strutturato ed interconnesso. Anche la ricerca dell‟“identità” delle aree rurali e dello spazio agricolo, che si intende sviluppare, intensificherà i legami tra gli operatori, le risorse ed i settori di un territorio, in particolare quelli isolati e vulnerabili.

La scelta dei temi catalizzatori, sui quali sarà costruita la strategia di sviluppo ed il divenire di un territorio, mira a creare un filo conduttore lungo il quale può inserirsi un mosaico di

attività, di elementi basati sull‟identità e sulla cultura, di competenze e di know-how tipici di ogni territorio. Al fine di migliorare e promuovere l’offerta turistica in Campania si punterà al recupero dei centri storici. Un gran numero di comuni possiede, infatti, centri storici e patrimoni storico- archeologici di notevole pregio che, però, sono stati trascurati o abbandonati e, comunque, non valorizzati. Tali risorse, adeguatamente salvaguardate e rese fruibili, possono costituire una rilevante opportunità di sviluppo, in termini di attrazione turistica e di nascita di nuove attività economiche e sociali, di nuovi profili professionali e di nuove forme di occupazione. Dunque, occorre indirizzare anche la formazione professionale, ai vari livelli, a preparare figure utili nel campo del turismo e del turismo culturale.

Alla luce di tutto ciò si intende portare avanti un Grande Progetto (ai fini del POR 2007- 2013) di Mantenimento e sviluppo della domanda turistica con il quale, nell‟arco di un triennio, riportare le presenze turistiche a quelle del 2001 e sfruttare l‟enorme effetto moltiplicatore del settore. Recenti stime, effettuate utilizzando modelli econometrici su dati di Banca d‟Italia, hanno determinato il rapporto tra fatturato dell‟economia turistica allargata e numero delle presenze in circa 460 € pro capite. Un incremento delle presenze di 4 Milioni potrebbe quindi determinare un incremento del PIL regionale di 1,84 Miliardi di Euro e garantire un incremento dell‟occupazione, mantenendo i rapporti esistenti tra fatturato e occupati, per almeno 25.000 nuovi posti di lavoro.

Una scelta strategica può essere rappresentata dalla realizzazione di un nuovo Parco tematico (ludico, sportivo, scientifico, culturale, ecc.) che incrementi il numero degli arrivi ed abbia effetti positivi indotti sul sistema esistente dell‟ospitalità. Un‟altra scelta importante è quella che mira ad individuare Assi di attrazione turistica, invertendo la tendenza attuale: concentrare le risorse non su singole emergenze, ma su sistemi territoriali integrati.

Linee di azione

Con lo sviluppo dell‟industria turistica, in stretto rapporto con la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e dei centri storici, è realistica la possibilità di ottenere, grazie ad una nuova politica regionale, almeno 50.000 nuovi posti di lavoro. Un progetto di Sviluppo della domanda turistica prevede necessariamente più linee d’azione:

  • la prima, programmatica, della durata di tre mesi, durante i quali, con la partecipazione delle forze imprenditoriali:
  • si definisca il programma operativo con la ricognizione delle risorse disponibili e quelle riprogrammabili, si individuino e mettano a sistema gli altri interventi necessari sul contesto (mobilità, ambiente, beni culturali, ecc.);
  • si definiscano i contenuti della nuova Legge Regionale sul Riordino del Turismo e la costituzione di un‟Agenzia, con una bilanciata governance tra pubblico e privato, che possa coordinare con la maggiore efficacia possibile l‟attività promozionale dell‟intera regione.
  • la seconda, attuativa nel medio periodo (della durata di tre anni) divisa in due direttrici:
  • interventi a sostegno della domanda-promozione dell‟immagine istituzionale e dei differenti prodotti turistici campani, azioni di marketing operativo, sostegno a vettori aerei e ad eventi di rilevanza almeno nazionale, definizione ed incentivazione di pacchetti turistici, ecc.;
  • interventi per la riqualificazione dell‟offerta turistica e, quindi, delle strutture ricettive e pararicettive;
  • la terza, di verifica ed implementazione, anch‟essa della durata di tre anni, con la quale, grazie alla partecipazione delle forze imprenditoriali, si procederà alla verifica del grado di raggiungimento degli obiettivi, all‟aggiornamento dell‟analisi del mercato turistico e dei suoi andamenti, alla ridefinizione di alcune azioni e/o l‟implementazione di altre.

In particolare, per il recupero dei centri storici è necessario integrare ed attuare con stanziamenti adeguati la L.R. 18/10/2002 n. 26, rendendo attivo il Centro di Catalogo e Documentazione in essa previsto e, dunque, impegnando sul territorio giovani professionisti qualificati. È necessario, ancora, finanziare l‟Anagrafe edilizia (ex fascicolo del fabbricato) e la formazione di Programmi integrati di Riqualificazione (L.R. 3/1996).

In tale ambito, si inserisce la proposta di prevedere la valorizzazione di alcuni Assi di Attrazione Turistica, scelti in ognuna delle province campane: ad esempio, l‟Asse Capua-Caserta, mettendo in rete e prevedendo interventi di valorizzazione di Capua (centro storico, castello di Carlo V, castello delle Pietre, Basilica di S. Angelo in Formis), S. Maria Capua Vetere (Arco di Adriano, anfiteatro campano, masseria), Caserta (centro

storico, Reggia, S. Leucio, Caserta Vecchia), Maddaloni (castello, ponti della Valle) e di altre significative località contigue (sito reale di Carditello). La Campania è una terra ricca di rilevanti tradizioni agricole ed enogastronomiche: saranno, quindi, identificate nuove opportunità per lo sviluppo e l‟ammodernamento dell‟agricoltura e delle aziende collegate: agriturismi, cantine, aziende agricole e vitivinicole della regione recuperando e restaurando l‟importante patrimonio delle antiche masserie. Si tratta di elaborare e costruire un sistema integrato che partendo da un‟ottica di rispetto del territorio, valorizzi il patrimonio socio-culturale, storico-artistico-artigianale, ambientale-naturalistico ed eno-gastronomico.

L‟intento è quello di creare una rete di ospitalità, in stretto rapporto con eventi, manifestazioni, percorsi di qualità e servizi turistici integrati. Si deve puntare ad offrire un catalogo virtuale e non, che contenga la descrizione di tutti i beni culturali esistenti nell‟area, con relative informazioni, ed a predisporre una rete diffusa di accoglienza, favorendo il recupero delle masserie e dei casali abbandonati, potenziando agriturismi, campeggi, alberghi e sistemi ristorativi, regolamentando il sistema di bed and breakfast. Le opportunità di sviluppo si muovono lungo numerose direttrici offerte dalla specificità dei territori, dalle loro caratteristiche, dai loro collegamenti, dalle loro vocazioni, nei quali possono incrementarsi:

  • il turismo costiero-balneare legato al miglioramento e potenziamento dell‟offerta degli stabilimenti balneari e dei porti turistici, e, per quanto riguarda le spiagge, la rivisitazione dei piani di utilizzo ( L. 494/93);
  • il turismo culturale legato alle risorse culturali (architettoniche, storico- paesaggistiche, archeologiche, ecc.);
  • il turismo ambientale e naturalistico legato alle numerose risorse naturali e arricchito dalla costituzione dei Parchi regionali, dei Parchi nazionali del Cilento e del Vesuvio, delle aree marine protette, nonché da significative iniziative (la Biennale Internazionale del Mare);
  • il turismo enogastronomico, da sviluppare grazie alla ricca articolazione delle tradizioni dei territori campani;
  • il turismo termale, dalle ben note caratteristiche e specificità: si pensi all‟importanza di valorizzare le Terme di Agnano;
  • il turismo crocieristico, con trend in forte ascesa, ma da coordinare con le iniziative sul territorio;
  • il turismo congressuale, potenziando le infrastrutture di supporto, capaci di ospitare grandi eventi.

Per quanto concerne il formarsi di un‟adeguata cultura che veda il mare e le coste della Campania come un patrimonio da considerare e sviluppare in maniera intelligente, è quanto mai opportuno prevedere il coordinamento politico e amministrativo delle competenze sino ad oggi troppo parcellizzate.

Occorre intervenire sulla formazione professionale nel settore turistico, incrementando la dotazione di risorse per la formazione continua ed attuandola anche telematicamente a distanza. Va, ancora, prevista l‟istituzione di una Scuola Permanente di alta formazione nel comparto turistico.

Sempre in tema di formazione occorre istituire l‟Istituto Pubblico Regionale per il Restauro (I.P.R.R.), per integrare le funzioni a scala regionale dell‟ex ICR statale, oggi in via di dismissione. Oltre che puntare alla valorizzazione delle diverse forme di turismo, è necessario offrire ai flussi turistici che interessano la nostra Regione una serie di Servizi integrati che trovano nell‟organizzazione degli eventi culturali e artistici la loro principale espressione. La promozione di spettacoli e iniziative culturali per sostenere il turismo culturale sarà uno degli obiettivi principali del nuovo governo regionale.

Basterebbe varare alcuni provvedimenti significativi per indirizzare il settore dello spettacolo verso una prospettiva di sviluppo:

  • Stralciare dalla legge 6/2007 il teatro San Carlo, con un‟apposita legge ad esso dedicata ed adeguatamente finanziata;
  • Liberare altre risorse intervenendo sulla gestione economica del Teatro Festival Italia;
  • Rimodellare, in chiave di effettiva promozione turistica, attraverso una nuova legge sul turismo, i flussi di tutti i finanziamenti elargiti ai “Grandi Eventie consimili, dopo un„attenta verifica dei risultati costi/benefici degli ultimi anni;
  • Costruire una serie di Reti tematiche distribuite sul territorio anche interno, nelle province di Avellino, Benevento e Salerno (gli anfiteatri romani, i siti UNESCO Patrimonio dell‟Umanità; i siti archeologici; i siti di rilevanza religiosa, i grandi castelli, ecc.), alle quali associare eventi spettacolari di nuova e originaleconcezione, programmati e diversificati nel tempo, così da coprire l’intero arco.

temporale dell‟anno. In tema di gestione dei Beni culturali, occorre avviarsi verso l‟attuazione corretta di un federalismo nel campo della valorizzazione del patrimonio culturale, auspicando anche una possibile partecipazione del capitale privato; ed, infine, rendere attiva ed efficace la Commissione regionale per i Beni e le Attività Culturali.

Urbanistica e centri storici

Il territorio della regione Campania è il principale fattore di sviluppo che intendiamo implementare, essendo convinti che esso rappresenti il valore aggiunto ed esclusivo che ci ha consentito, nonostante le politiche scellerate a cui è stato sottoposto, di conservare un ruolo di prestigio nello scenario nazionale ed internazionale.

La posizione geografica, rispetto al mediterraneo ed allo snodo italico del mezzogiorno; la storia, che ci ha consegnato un patrimonio culturale ed archeologico di importanza mondiale; la natura che ha fatto dei nostri luoghi meta ambita in tutti i tempi; l‟orografia che alterna il mare alle colline alle pianure. Questi fattori, ed altri ancora, costituiscono una varietà di potenzialità che nessun altro ambito territoriale possiede ai nostri livelli di eccellenza.

Siamo convinti che il territorio rappresenti il punto di partenza per lo sviluppo, atteso che la sostenibilità delle politiche sociali, economiche e del lavoro è in primo luogo assicurata dalla compatibilità tra le funzioni implementate e gli ambiti territoriali in cui esse sono allocate.

La valorizzazione delle potenzialità locali, integrate in un sistema coordinato a scala metropolitano e regionale, può ristabilire gli equilibri territoriali ed avviare il motore dello sviluppo socio – economico – culturale di una regione oramai al limite del collasso strutturale.

Questo è l‟importante ruolo che attribuiamo all‟ Urbanistica: creare le condizioni affinché si possa sviluppare un sistema produttivo che sia sostenibile e competitivo sui mercati internazionali e che, avvalendosi delle potenzialità territoriali, ne garantisca la conservazione avviando un virtuoso volano di sviluppo.

Le normative ed i piani urbanistici rappresentano un ginepraio inestricabile che ha di fatto impedito lo sviluppo ed ha favorito i fenomeni di abusivismo edilizio ed urbanistico, unico sistema di soddisfacimento delle esigenze primarie della popolazione. Gli obiettivi primari che il Governo Caldoro intende raggiungere nel breve e medio termine sono:

Rivisitazione del Piano Casa (legge 19/2009) in modo da eliminare i numerosi dubbi interpretativi e raggiungere una nuova formulazione che raggiunga l‟obiettivo originario di incentivare l’economia mediante interventi di rigenerazione dell‟edilizia e di prevenzione del rischio sismico anche mediante la semplificazione amministrativa. L‟attuale formulazione del piano casa denuncia una completa assenza di aderenza alle esigenze del territorio della Regione Campania, configurandosi come uno strumento che, se applicato nella formulazione attuale, stravolge esclusivamente i rapporti urbanistici, già compromessi in molti centri urbani, configurando un indiscriminato aumento dei carichi insediativi a fronte della mancata soluzione dei reali problemi dei tessuti edilizi dei centri urbani e del mancato adeguamento delle infrastrutture e dei servizi al cittadino. Inoltre lo strumento, come strutturato, non risolve i primari problemi di rigenerazione del patrimonio edilizio post bellico e non fornisce una soluzione alla decongestione delle zone a rischio idrogeologico o tutelate o abusivamente occupate. Bisognerà inoltre prevedere, da parte delle amministrazioni locali la contestuale adozione di regolamenti edilizi che garantiscano la qualità architettonica degli interventi, con particolare attenzione agli interventi di ampliamento e di cambi di destinazione d‟uso.

In particolare, nella prevista rivisitazione della legge regionale 19/2009 (piano casa), si dovrà consentire la regolarizzazione degli interventi eseguiti in precedenza, oggi ammissibili in attuazione della nuova normativa; prevedere forme di applicabilità graduale della norma anche nelle aree soggette a piani e vincoli paesaggistici; prevedere l‟inefficacia di alcune delle limitazioni previste da precedenti piani paesistici configgenti con le previsioni favorevoli del piano casa e consentire, anche in deroga ad essi, tutti gli interventi di adeguamento normativo-funzionale delle strutture preesistenti, nonché gli interventi nel terziario e nel turismo diretti allo sviluppo economico e sociale; prevedere l‟aumento dell‟attuale limite volumetrico per gli ampliamenti del 20% su edifici residenziali preesistenti per edifici con volumetria urbanistica non superiore a 1600 m3 o comunque consentire gli interventi pertinenziali mediante la soppressione di ulteriori e superflui parametri (casa bifamiliare, due piani, ecc.).

Approvare il Piano Paesaggistico Regionale. Circa il 60% del territorio è sottoposto a vincolo paesaggistico generico con la conseguenza che oggi tutti gli interventi sono condizionati dal parere preventivo della Soprintendenza, con notevole dispendio di energie per gli operatori. L‟estensione del vincolo appare poco coerente con la reale esigenza di tutela di una così ampia parte di territorio, anche in considerazione della trasformazione reale che lo stesso ha subito. L’esistenza dei “vincoli vuoti”, e cioè privi di norme d‟uso, comporta la piena discrezionalità della Soprintendenza rispetto al rilascio dei pareri per interventi edilizi, con conseguente disomogeneità delle decisioni assunte e incertezza sulla portata dei diritti dei privati che alimenta l‟abusivismo e ostacola lo sviluppo e la riqualificazione del territorio. Inoltre, porzioni importanti e strategiche del territorio sono paralizzate e penalizzate da vincoli paesistici istituiti con strumenti di pianificazione superati di fatto e di diritto (il PUT è stato approvato con legge del 1987 e redatto 10 anni prima…). Per far fronte a dette criticità occorre l‟approvazione immediata del Piano Paesaggistico Regionale, che, in accordo con il Ministero, dovrà recepire le indicazioni redatte dalla Provincia sulla base delle Linee Guida regionali, attribuendo funzione propositiva al PTCP, cui va riconosciuta provvisoriamente e fino all‟approvazione del PPR natura di norma di salvaguardia in materia paesaggistica e ambientale (quindi anche quale Piano di Tutela delle Acque, i Piani di Monitoraggio Ambientale, il Piano Regionale delle Coste, il Piano Energetico Ambientale Regionale). Ciò consentirà sia di raggiungere gli obiettivi prefissati dagli strumenti di pianificazione, nel rispetto dei valori culturali effettivamente meritevoli di tutela, sia di eliminare l‟oneroso parere preventivo della Soprintendenza, atteso che nella vigenza del Piano Regionale il suddetto parere non è più vincolante.

Implementare una politica di recupero dei centri storici e delle periferie. L’assenza di una strategica pianificazione basata sui dati reali ha prodotto l‟espansione delle periferie nei centri storici; se per periferia si intende un sistema in cui sono alterati i rapporti tra i carichi residenziali e i servizi, oggi possiamo dire che anche i centri storici sono periferia. È necessario impostare una politica di equilibrio territoriale che renda le periferie vivibili e indipendenti dai centri delle città in termini di servizi al cittadino, per poter ridurre la pressione urbanistica e procedere al recupero di questi ultimi. Pertanto le periferie dovranno essere recuperate attraverso il decentramento delle funzioni dal centro delle città e la dotazione di standard e servizi. Sarà necessario pianificare importanti interventi di trasformazione urbanistica che per le zone disagiate dovranno prevedere anche agevolazioni pubbliche a promotori privati, mediante premialità urbanistiche, al fine di favorire le sostituzioni edilizie e la realizzazione di interventi di housing sociale realizzati secondo schemi costruttivi dignitosi della persona e del vivere civile e sostenibili per l’impresa.

Per i centri storici (legge regionale 26/2002), sarà necessario incentivare, nell‟ambito della redazione dei piani integrati, l‟iniziativa dei promotori privati per sostenere gli interventi di riqualificazione, di recupero e di restauro, adottando anche politiche perequative per la traslazione di diritti immobiliari e semplificando le procedure autorizzative. Nel contempo sarà necessario definire nuovi limiti di trasformazione dell‟edilizia classificata come storica ma che in realtà sarebbe meglio classificare come vecchia.

Avviare i grandi progetti di trasformazione urbanistica La Regione deve avviare tutti i grandi progetti di respiro internazionale che scandalosamente sono rimasti al palo e non trovano soluzione, nonostante le immense risorse investite e sprecate. Il caso della riqualificazione di Bagnoli attraverso la Bagnoli Futura è probabilmente lo scandalo di maggiore proporzione a cui abbiamo assistito e che rischia di compromettere di nuovo, dopo l‟Italsider, una parte di territorio con valenza internazionale. La vecchia Regione ha esercitato in maniera fallimentare un ruolo improprio di gestore dei processi di trasformazione urbana, evitando la concertazione con l‟imprenditoria in fase di pianificazione ed imponendosi come protagonista nella realizzazione. Il risultato è stato il fallimento! Abbiamo il dovere di riparare in fretta sia per avviare il volano della produzione sia per dare futuro ai nostri territori. La nuova Regione ha come primario obiettivo il Fare; in tale ottica impronterà le iniziative immediate: bisogna aprire un tavolo di concertazione con gli operatori economici per l‟avvio dei grandi progetti e creare le condizioni per l‟immediata realizzazione delle opere; ridimensionare il ruolo della Regione ad Ente di pianificazione e di controllo, affidando il ruolo della realizzazione e della gestione a società di trasformazione private che abbiano un esperienza specifica e capacità imprenditoriali.

Per operare nella pianificazione regionale ed urbana occorrerà trarre motivazione dalle leggi emanate dalla R.C. concernenti la pianificazione e programmazione, rivedendo i fattori ostativi al dispiegarsi dei benefici effetti che le stesse avrebbero potuto apportare.

Le leggi emanate sono le seguenti:

Legge regionale 18 Ottobre 2002, n. 26 “Norme ed incentivi in materia di valorizzazione dei centri storici della Campania” Nella strumentazione per la valorizzazione dei centri storici, ci si fonda sul programma integrato di riqualificazione urbanistica edilizia ed ambientale sancito all‟art. 5 (comma 16), in applicazione della LR 19 Febbraio 1996, n. 3, come modificata (abolizione art.li 4,5.6). Il PI presuppone la vigenza dello strumento urbanistico generale. Prima dell‟adozione del programma integrato, si procede alla eventuale variazione dello strumento generale, con inserimento della eventuale norma di salvaguardia. Vanno evidenziati i limiti dell‟enunciato.

Non si specificano, in quanto rinviati al Regolamento da emanare (art.12) gli aspetti riguardanti le risorse finanziarie di cui i comuni dovrebbero avvalersi per la formazione del programma integrato; nè quelli concernenti le ingenti risorse per la sua attuazione. Appare modesta, se rapportato all‟impegno richiesto, l‟assunzione riportata al comma 5 dell‟art. 5 “L‟approvazione dei programmi integrati costituisce titolo preferenziale per l‟accesso alla agevolazioni finanziarie, con priorità per gli interventi presentati dai comuni con popolazione inferiore ai quarantamila abitanti”.

Si rendono disponibili iniziative puntuali che la Giunta Regionale potrà finanziare (comma 12, art. 5). La ristrutturazione edilizia viene esclusa sostanzialmente dal comma 11, art. 5. Non viene citata la ristrutturazione urbanistica, testimoniando scarsa consapevolezza dei caratteri dei tessuti insediativi delle città storiche, evidenziando, inoltre, concezione moraleggiante, criticamente labile.

La conservazione non può interpretarsi come tecnica generalizzante, ma piuttosto come tensione motivata che comporta innovazione, come evidenziato nel XXII congresso dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (Perugia, 1998). Non può implicare la sospensione di giudizio sul come fare nel perseguire il “recupero dei valori”.

In sintesi:

  • pur avendo unificato in unico assessorato urbanistica e beni culrurali, appare poco chiara l’integrazione tra gli strumenti urbanistici e quelli edilizi.
  • si impone una concezione della tematica dei centri storici, che appare inadeguata nei confronti del ruolo che ha nella configurazione dell‟insediamento storico.
  • le politiche edilizie e le politiche urbanistiche sono da distinguere, come effettuato nella LR n. 16.

Gli incentivi finanziari sono da definire nel futuro regolamento.

Si suggerisce di:

  • finanziare l‟anagrafe e la catalogazione congiuntamente, considerando il ruolo della cartografia numerica in formato GIS per il Sit comunale.
  • Finanziare la formazione dei Programmi Integrati di Riqualificazione, la cui formazione costerebbe ai comuni in dimensioni tali da annullare la pur positiva sollecitazione enunciata nella L.R.
  • Adottare il contributo pubblico incentivante l‟iniziativa dei promotori privati nel restauro, nei comuni ove i valori d‟uso sono sollecitati dal valore di scambio delle unità edilizie di interesse storico testimoniale.
  • Applicare criteri perequativi nel recupero conservativo delle città storiche.

Nel piano urbanistico generale comunale andrebbero costruite le condizioni per l‟ accurata valorizzazione del patrimonio, nelle sue articolazioni urbanistiche ed edilizie, operando attraverso il Regolamento Urbanistico con efficacia a tempo indeterminato. Nel piano urbanistico generale andrebbero sancite le condizioni per l‟attuazione diretta degli interventi di conservazione

La legge 22 Dicembre 2004, n. 16 “Norme per il governo del territorio”

Le contraddizioni risultano molteplici.

a) In applicazione della Legge si è redatto il Piano Territoriale Regionale, approvato e vigente attraverso la LR n. 13 dell‟Ottobre 2009 Trattasi di legge da abrogare per i contenuti da riformismo velleitario al PTR sottesi.

b) si ritiene che il piano provinciale abbia effetto di piano paesistico, come sancito nel DL 112/1998. Questa tesi è stata accantonata dal DL n. 42, “Codice dei Beni Culturali e del paesaggio”, riscritto con il DL 64 del 2008. Il Ptcp non ha ruolo nella disciplina del paesaggio. La Regione è obbligata a rivedere la delega attribuitale nel procedimento autorizzativo, che non può riconoscersi semplicemente ai comuni come effettuato in passato. Ed ha obbligo di predisposizione di piano regionale paesistico concernente i beni

tutelati dalla Stato, che interessano più del 60% del territorio regionale. Il Piano Paesaggistico deve altresì confrontarsi con la disciplina degli insediamenti dettando indirizzi al soddisfacimento del bisogno di insediamento, proponendo modalità di costruzione di nuovi paesaggi.

Questo innovativo contenuto è stato recepito dalla LR n. 13/2009, Piano Territoriale Regionale, come impegno da ottemperare. L‟impegno chiede una costruzione normativa specifica, preliminare alla formazione del PP regionale, nella quale si convenga la metodologia ed il principio normativo.

c) manca nella legge 16 il riferimento normativo ai piani associati di comuni di aree omogenee. La legge n. 20 della Regione Calabria ha integrato con questi contenuti l‟innovazione legislativa apportata nel 2001.

d) manca nella legge 16 una chiara definizione degli effetti del Piano urbanistico comunale sul regime immobiliare, se conformativo di diritti soggettivi o meno. Ciò consente a piani provinciali, quali quello elaborato dalla Provincia di Salerno ed all‟attenzione della nuova amministrazione, di dichiarare il ruolo non conformativo del Puc. E ciò destabilizza la pianificazione comunale. Sarebbe auspicabile che si definisca per legge il ruolo non conformativo del piano urbanistico comunale, riconoscendo questa competenza agli Atti di Programmazione introdotti e resi obbligatori con la Legge n. 16, validi con riferimento al quinquennio onde assorbire la tematica della decadenza dei vincoli. Il piano non conformativo amplia l‟orizzonte della sua esplorazione, che dovrebbe dilatarsi al ventennio, non al decennio come nell‟attuale legislazione regionale.

e) il vero strumento urbanistico conformativo dovrebbe riconoscersi nell‟Atto di Programmazione delle trasformazioni ammissibili, redatto attraverso schede dettagliate intersettoriali, concordate con soggetti promotori preliminarmente e non a valle delle scelte, che non equivalgono a piani attuativi, riconoscendo la convenzione quale strumento contrattuale per l‟attuazione di interventi dettagliati negli Atti di Programmazione operando attraverso permessi di costruire di interventi complessi.

f) il richiamo alla sostenibilità non dovrebbe divenire ideologia nichilista al mantenimento delle condizioni di stato; dovrebbe tendere a valorizzare le sollecitazioni che emanano gli agenti produttivi presenti nel mercato, razionalizzando le ipotesi di azione attraverso la

progettazione urbanistica. Questa appare l‟unica prospettiva possibile per socializzare il capitale. Nei luoghi svantaggiati della Regione, selezionati con adeguato criterio, andrebbe sostenuta la domanda sociale attraverso le agevolazioni pubbliche a promotori privati, e solo in casi eccezionali sostituendo l‟iniziativa comunale all‟azione del promotore privato.

g) l‟investimento infrastrutturale promosso dalla regione dovrebbe volgersi non più alle reti di connessione tra città, ma a sostenere la modernizzazione infrastrutturale delle città superiori a 20.000 abitanti presenti nella regione, o ad associazione di comuni, sulla base di uno specifico piano dettagliato di area.

h) dovrebbe ostacolarsi l‟investimento per settori autonomi, quali l‟archeologia, o il patrimonio monumentale, o la metropolitana regionale, promuovendo progetti intersettoriali che nel potenziare l‟attrazione valorizzino il contesto, non lo specifico.

l) andrebbe emanata la legge regionale che definisca la modalità di condono di opere abusive realizzate in area tutelata dallo Stato, come fatto nel Lazio. Il recupero di insediamento abusivo dovrebbe risultare conveniente a investitore privato, riconoscendo la validità della strumentazione di agevolazione sancita nel piano casa anche per il recupero di insediamento abusivo. Il condono e del programma-progetto di recupero fondato su razionalizzazione e densificazione andrebbero contemplati in atto unico.

m) Il Regolamento urbanistico ed edilizio dovrebbe definire le modalità di intervento sull‟esistente patrimonio, sia come unità edilizia singola, che come completamento attraverso riqualificazione, attribuendo specifico ruolo a questo strumento, attualmente indefinito.

n) La Valutazione ambientale strategica resa obbligatoria consente alla Regione di esercitare controllo preventivo sull‟iniziativa urbanistica dei comuni. I principi di autonomia rendono insopportabile questo accentramento di poteri.

o) Organismo permanente di copianificazione provinciale

Occorre istituire, con legge regionale, per ogni Provincia l‟organismo denominato “Organismo permanente di copianificazione provinciale”, di cui sia componente necessario anche un rappresentante regionale, con le seguenti funzioni:

  • Integrare la pianificazione urbanistica e paesaggistica con le componenti economiche e programmatiche, monitorando l‟attuazione dei piani e promuovendo la partecipazione a programmi comunitari;
  • Definire le prescrizioni urbanistiche negli ambiti territoriali sovracomunali, con riferimento ai carichi insediativi ammissibili ed ai relativi standard;
  • Proporre interventi su scala metropolitana finalizzati al complessivo riequilibrio urbanistico;
  • Predisporre indirizzi attuativi per il recupero e la riqualificazione di zone abusive mediante programmazione anche intercomunale, favorendo anche forme di premialità per la delocalizzazione degli insediamenti.
  • Previsione e monitoraggio procedimentale di opere pubbliche di interesse sovra comunale e sportello per conferenze di servizi ad istanza privata.
  • Raccordare interventi in materia ambientale (bonifica dei suoli contaminati, Contratto di fiume, Certificazione dei territori e della qualità del vivere, accelerazione delle procedure di dismissione delle cave a rischio e relativa riconversione, razionalizzazione e adeguata programmazione per l‟apertura di nuove cave in relazione ai fabbisogni produttivi).

Questi aspetti andrebbero approfonditi in un forum da intraprendere immediatamente dopo le elezioni, costruito con efficienza onde ottenere risposte dalle principali autonomie locali su linee guida all‟azione legislativa.

Deliberazione n. 834 dell’11 maggio 2007

La Giunta Regionale della Campania, con deliberazione n. 834 dell‟11 maggio 2007, ha approvato le “Norme tecniche e direttive riguardanti gli elaborati da allegare agli strumenti di pianificazione territoriale (PTCP) ed urbanistica, generale ed attuativa (PUC e PUA), come previsto dagli articoli 6 e 30 della Legge Regionale 16/2004, Norme sul governo del territorio

Le “Norme tecniche e direttive comprendono anche gli “indicatori di efficacia” delle scelte di pianificazione adottate alla scala provinciale e comunale. Si auspica l‟abolizione di questo farraginoso obbligo imposto ai comuni

Delibera n. 659 del 18 aprile 2007

La Giunta Regionale della Campania, con delibera n. 659 del 18 aprile 2007, ha approvato gli “Indirizzi in materia energetico-ambientale per la formazione del Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale (RUEC) ai sensi e per gli effetti del comma 3 dell‟articolo 28 della Legge Regionale 16/2004, in applicazione dell‟articolo 28 della Legge Regionale 16/2004. Queste disposizioni andrebbero demandate ai comuni.

Deliberazione di Giunta Regionale n. 627 del 21.4.2005 riguardante la individuazione delle organizzazioni sociali, culturali, ambientaliste, economico-professionali e sindacali di cui all’art. 20 della legge regionale 22 dicembre 2004 n. 16 -Integrazioni. individuazione delle organizzazioni sociali, culturali, ambientaliste, economico- professionali e sindacali (art. 20, LRl 22 dicembre 2004, n. 16).

Cultura e sport

Il settore dello spettacolo nel suo complesso, in Campania, è regolamentato dalla legge 6/2007, la quale, pur avendo avuto il pregio con gli encomiabili sforzi di riempire un grave vuoto normativo, è lontana dall‟incidere adeguatamente, nel senso di sostenere il turismo culturale, quale volano di sviluppo del territorio; e del resto è giusto dire che essa non era nata per questo, tranne che per un paio di mere enunciazioni di principio. Inoltre buone intenzioni iniziali si sono perse per strada, a causa delle difficoltà economiche sopravvenute dopo la sua nascita, ma anche per ponderate scelte politiche tese a conservare l‟esistente con la completa rinuncia al principio d‟investimenti per lo sviluppo. Nell‟anno 2009 la dotazione finanziaria della legge è stata di circa otto milioni di euro. Il 29% va al teatro San Carlo, il 9% al teatro Mercadante, la differenza, in varie proporzioni, va distribuita per i rimanenti, stimati in circa cinquecento potenziali aventi diritto. Il San Carlo ed il Mercadante ricevono ulteriore sostegno finanziario attraverso diverse voci di bilancio non soggette alla legge 6/2007.

Nonostante molte valide enunciazioni, e tanti soldi spesi, quasi nulla di quanto fa spettacolo oggi in Campania è utile al fine della promozione culturale. Nel migliore dei casi esso viene vissuto come puro intrattenimento autoctono e fine a se stesso. Rare, sia pure notevoli, sono le eccezioni.

La nostra politica si presenta, invece, in forte discontinuità con quella portata avanti negli ultimi dieci anni; questa ha privilegiato alcune realizzazioni di matrice ben definita, tagliando ad esempio i fondi invece a molti operatori culturali; ultimo esempio è il taglio di otto milioni di euro effettuato dalla regione che non ha provveduto ad approvare l‟integrazione delle risorse assegnate per il 2009 alla legge regionale per lo spettacolo.

In cifre, si passa dai promessi venti milioni di euro a dodici. Una situazione – così come fatto notare dall‟Agis – che produce un danno enorme e irreversibile all‟intero sistema regionale delle imprese e delle istituzioni di tutti i settori dello spettacolo che in modo stabile e continuativo hanno assicurato un‟offerta culturale e di prestigio.

Ciò chiarito, quindi, indichiamo quale potrebbe essere una politica per lo spettacolo che sia plurale ed allo stesso tempo produttiva in un‟analisi delle istituzioni più importanti.

Il Teatro Stabile di Napoli

Molti annunci, molti spazi riaperti, poche produzioni e poco pubblico.

La Regione Campania è stata socio determinante per la nascita nel Teatro Mercadante (edificio riaperto grazie ad uno degli ultimi atti della giunta Polese e non da Bassolino) del Teatro Stabile di Napoli. Contrariamente a quello che la storia teatrale di Napoli meritava, questo Teatro che pure rappresenta la prosa napoletana e che dovrebbe essere promossa in giro per il mondo, al pari del Piccolo di Milano, non è diventato uno dei principali del Paese, ma anzi ha perso migliaia di abbonati negli anni.; non ha mai realizzato tournée internazionali.

Il Mercadante è stato occupato militarmente da un gruppo di teatranti vicini a Bassolino che ha riservato a se stesso al gran parte delle attività e ha trasformato quello che dovrebbe essere il tempio della classicità in una specie di cantina sperimentale ambientata in un edificio del „700. Il tutto in un caos organizzativo che ha visto cambiare tre direttori in meno di dieci anni, mentre nei grandi Teatri Stabili le direzioni (vedi Piccolo di Milano o Teatro di Genova) durano di solito periodi molto più lunghi, permettendo, a chi conduce il teatro, delle politiche culturali ampie e di grande respiro. Singolarmente nessuno dei tre direttori che si sono avvicendati al comando del Teatro napoletano è napoletano. Occorre, quindi, riaprire le finestre di quello che è diventato una specie di fortino e procurare al teatro nuove risorse pubbliche e private senza le quali rimane del tutto velleitaria l‟assegnazione di una seconda sala, quella del San Ferdinando, per cui non sono state attivate le risorse indispensabili. È la solita politica culturale dell‟era bassolinana: molti annunci, molti spazi aperti, poca sostanza, pochi spettacoli prodotti, poco lavoro per i teatranti campani.

In buona sostanza il Teatro Stabile di Napoli va rifondato e tra cinque anni sperare di vederne aumentato il pubblico, diffusi all’estero gli spettacoli, consolidata la fama.

Il Napoli Teatro Festival

è stato uno splendido regalo del governo alla città. È senza dubbio un risultato importante averne ottenuto la collocazione stabile. Ora però bisogna valorizzare questa straordinaria risorsa. Il più grande e ricco Festival teatrale italiano deve essere occasione di promozione turistica. Meno spettacoli, quindi, ma grandi eventi in esclusiva che attirino appassionati di teatro che sanno che a Napoli, e solo a Napoli, si potrà assistere al nuovo spettacolo di un grande regista inglese o di una grande coreografa tedesca. Avignone, Salisburgo, Edimburgo vivono “di” Festival. Le manifestazioni determinano l‟arrivo di migliaia di appassionati che riempiono grandi alberghi e campeggi, ristoranti e paninoteche. Tutto

questo non è ancora avvenuto a Napoli. Il Festival presenta uno sterminato numero di spettacoli ma tra questi pochissimi costituiscono un appuntamento di rilevanza internazionale. Occorre quindi cambiare il Festival, renderlo più snello e nel contempo consolidarlo su quattro o cinque megaproduzioni in grado di attrarre il turismo internazionale di cultura. Il Napoli Teatro Festival deve, poi, uscire con più sistematicità dalla città. Iniziative devono svolgersi a Capri, Ischia, Sorrento, Positano, Amalfi. È quasi incredibile che i turisti che affollano le nostre più rinomate località marine si trovino di fronte ad un‟assoluta povertà di offerta culturale e d‟intrattenimento. La collocazione del Festival a giugno appare ideale per allungare la stagione turistica. Insomma il Napoli Teatro Festival è una strepitosa risorsa che è ben lontana dall’essere utilizzata pienamente.

Il Teatro di San Carlo

È invece una specie di bis dell‟emergenza spazzatura. Nella gestione ordinaria il Teatro stava affondando nel deficit e la meravigliosa sala era ormai fatiscente e con attrezzature sceniche assolutamente non in linea con le nuove linee tecnologiche. Poche settimane fa la gestione commissariale ha restituito alla città un teatro completamente rinnovato, restaurato con cura e gusto, ipertecnologico ed insieme antico. Ora bisogna però che tutti gli Enti locali campani e le forze industriali della Regione facciano un grande sforzo di rifinanziamento del Teatro. Bisogna infatti evitare che questa meravigliosa scatola – che può vantare oggi più che mai il titolo di “teatro più bello del mondo” – diventi una scatola vuota. Il numero di spettacoli che il San Carlo produce è assai inferiore a quelli dei grandi teatri europei. Naturalmente se la Regione deve fare di più per il San Carlo anche il San Carlo deve fare di più per la Regione. La presenza della sua eccellente orchestra nelle località turistiche, e non, della Campania deve diventare un‟abitudine molto di più di quanto non sia. Anche il San Carlo deve tornare abitualmente a realizzare tournée all‟estero facendosi ambasciatore della cultura e del turismo della cucina napoletana nel mondo.

Il Forum e la semplificazione organizzativa

Se il Festival è una grande occasione di promozione della Campania permanente, il Forum delle culture del 2013 può e deve essere una grande occasione di valorizzazione straordinaria della Campania. La manifestazione non deve però diventare una generica

kermesse ideologica, ma un grande momento di valorizzazione, della produzione culturale campana in una dimensione ovviamente non provinciale ma internazionale. Non bisogna, quindi, creare elefantiache strutture che appesantiscano la manifestazione, ma basarsi innanzitutto sul personale esistente utilizzando le risorse negli spettacoli e nelle grandi strutture necessarie ad un evento di tale portata.

Questo discorso vale anche per il rapporto tra teatro Mercadante e Napoli Teatro Festival. È assurdo che due istituzioni pubbliche che si occupano entrambe di prosa e di cui la Regione è azionista abbiano diversi direttori, diverse sedi, diverse amministrazioni etc. Questa logica di moltiplicazione delle poltrone ha portato alla logica delle scatole vuote. Si trovano i finanziamenti per creare delle strutture (Festival) o per restaurarle (San Carlo, San Ferdinando, ecc.) ma non si trovano poi le risorse per riempire di contenuti queste strutture.

La cultura e l’asservimento al potere

Per avere un‟idea di questo fenomeno basta ricordare che ne “I Vesuviani” di Mario Martone il protagonista passeggiava con Bassolino nelle strade attorno al Vesuvio interrogando l‟allora Sindaco di Napoli sul futuro del Mezzogiorno come se parlasse un oracolo o un filosofo. Questo fa capire perché una buona parte del filone culturale napoletano, non in linea, sia stato indotto all‟abbandono della città; con la conseguenza che la quasi totalità di attori, registri e scenografi campani non abita più in Campania. Noi vogliamo quindi promuovere un‟operazione che riapra le istituzioni culturali napoletane a tutte quelle figure prestigiose finora emarginate per la loro non appartenenza ad una parte politica.

Un progetto bandiera per la promozione dell’intera Regione

Recupero e rilancio della Villa dei Papiri ad Ercolano

La Villa dei Papiri conserva, protetto da strati di lava, di materiali piroclastici e di fango consolidato, uno dei più grandi patrimoni archeologici del pianeta, ricco di importantissime opere d‟arte, mosaici, statue, bronzi e argenti, ma soprattutto in grado di restituirci un‟ampia biblioteca romana e greca, di cui gli scavi hanno già fornito alcune opere che è stato possibile leggere e tradurre. Tale straordinario ritrovamento amplia significativamente la conoscenza del patrimonio letterario, umanistico e scientifico del

mondo antico, integrando anche importanti lacune della nostra stessa conoscenza storica. La villa dei Papiri costituisce un‟opportunità di incommensurabile valore sia per gli aspetti culturali, direttamente connessi alla ricostruzione di un periodo storico cruciale, sia per la polarizzazione che questo sito archeologico potrebbe generare a beneficio di un nuovo potente impulso al turismo.

Dall‟epoca degli ultimi interventi di scavo, vi sono state molteplici evoluzioni nei campi scientifici disciplinari e negli strumenti tecnologici di supporto all‟attività di conoscenza, salvaguardia e recupero del patrimonio culturale. L‟ambito tecnologico è molto vasto e spazia dalle discipline abilitanti (infoscienze, bioscienze e nanoscienze) sino al campo topografico, geologico, chimico e fisico. Nel contesto dei Beni Culturali e delle attività specifiche di analisi dell‟area della Villa dei Papiri, è pensabile un‟applicazione di particolari rover che, a partire dalle angustie vie di accesso esplorative (pozzi e cunicoli), consentano una verifica oggettiva (audio/video e misurazione strumentale) con eventuale analisi contestuale di parametri chimico/fisico ambientali. I sopraelencati ambiti di ricerca costituiscono solo una modesta parte del vasto orizzonte applicativo sotteso dalle attività di conoscenza, tutela e conservazione dei beni culturali. È necessario quindi, che la Regione sposi un progetto di natura multidisciplinare che possa far convergere i diversi fronti scientifici e tecnologici sul processo di conoscenza di un sito di valore mondiale.

Il progetto culturale deve prevedere oltre all‟aspetto archeologico e filologico, per l‟eventuale – molto probabile – ritrovamento di altri papiri, anche il recupero della restante parte della villa, non ancora portata alla luce. Essa conserva intatti ambienti e strutture della zona destinata ad abitazione che, costruita a mezza costa, al disotto del piano esplorato nel „700 dal Borbone, è stata completamente ostruita dal fango dell‟eruzione del 79. Fango che si è poi consolidato inglobando statue e suppellettili e conservando perfettamente mosaici ed affreschi di enorme valore scientifico.

Sport ed impiantistica sportiva

Le politiche dello sport e dell‟impiantistica sportiva saranno un settore a cui la nuova Regione porrà grande attenzione, avendo la convinzione che l‟esaltazione di modelli positivi e l‟impegno sportivo ed agonistico siano i migliori deterrenti per la devianza giovanile.

Lo sport è il luogo ideale dove si annullano tutte le differenze e si integrano le popolazioni di diversa estrazione. La Regione di centrosinistra ha sempre trascurato questo settore, producendo una diffusa carenza di impianti e mortificando i tanti imprenditori che, nonostante abbiano investito nello sport, si trovano a subire continui disservizi in termini di risposta delle amministrazioni, essendo spesso costretti a lasciare dopo sacrifici enormi, come nel caso del basket e del nuoto a Napoli, o ad accollarsi le spese ed i disservizi, come nel caso di tutti gli stadi.

Siamo convinti che una sana politica dello sport debba coniugare lo spirito ludico, sociale e di integrazione con lo sviluppo del professionismo, affinché questo ultimo sia da traino e da esempio e favorisca il reclutamento e la pratica sportiva di base. La regione Campania ha una tradizione sportiva invidiabile in termini di squadre e campioni di fama internazionale i quali, con grande fatica si sono affermati ai massimi livelli mondiali ma che hanno vissuto, e ora più che mai, una completa assenza di strutture, essendo costretti a emigrare come nel caso di Rosolino.

Per quanto attiene gli impianti è clamoroso il caso Napoli dove le amministrazioni (Comune e Regione) hanno demolito i principali e storici impianti cittadini al chiuso (Mario Argento e Collana) senza avere alternative sostenibili di sostituzione e provocando il fallimento di molte storiche società sportive; nel contempo a Bagnoli è stato costruito il Parco dello Sport, investendo circa 20 milioni di euro, il quale non soddisfa alcuna esigenza, non essendo omologabile per la pratica sportiva e non avendo l‟obbligatorio parere del C.O.N.I.

L‟assenza di una dotazione impiantistica ha di fatto impedito l‟assegnazione della sede di gara in Campania per lo svolgimento di manifestazioni internazionali, come per esempio i Giochi del Mediterraneo o la Coppa America, allorquando il comitato organizzatore non ha, opportunamente, creduto alle promesse di completamento del villaggio olimpico a Bagnoli.

Le manifestazioni sportive internazionali sono state invece occasioni di risanamento urbano delle città che le hanno ospitate (Trapani, Chieti, Torino, Barcellon,etc.), occasione dalla quale essere esclusi è un‟enorme perdita in termini di sviluppo economico e di lavoro, soprattutto considerando che la Campania è il territorio ideale per ospitare queste manifestazioni, favorendo, nel contempo, il settore del turismo.

La regione ha una dotazione di impianti sportivi pari a circa 120 strutture per ogni 100.000 abitanti a fronte di una media nazionale di circa 270, e pertanto si trova in situazione di grande disagio, aggravato dalla cattiva gestione e manutenzione dell‟esistente. La nuova Regione si impegnerà a promuove una legge sullo sport e gli impianti sportivi nella quale programmare lo sviluppo del settore, pianificando e concertando gli interventi con le realtà imprenditoriali e sociali al fine di razionalizzare la dotazione impiantistica in un‟ottica di sostenibilità su scala metropolitana e favorendo l‟accesso al credito agevolato.

Il Piano regolatore dello sport sarà strutturato secondo un modello di sviluppo che, partendo dall‟analisi del fabbisogno, determinato in funzione dei carichi insediativi, valuterà le dotazioni esistenti mediante un censimento affidabile degli impianti e definirà gli interventi necessari ad equilibrare la domanda e l‟offerta sportiva.

Il sistema degli impianti sportivi sarà strutturato seguendo un modello satellitare nel quale intorno agli impianti di eccellenza necessari per l‟attività professionistica, si sviluppa un sistema di impianti di secondo livello, per la pratica agonistica gli impianti di base, infine, saranno invece ben distribuiti sul territorio e costituiranno i bacini di reclutamento e di attività ludica.

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