Una Campania che Funziona

Da centro di gestione di un potere clientelare a luogo di pianificazione e programmazione a servizio del cittadino

Non più

  • Burocrazia lenta;
  • Sperpero del denaro pubblico con aumento delle tasse a danno dei cittadini.

Ma

  • Certezza e celerità delle risposte;
  • Taglio netto delle inefficienze e riduzione delle tasse.

La coalizione che mi sostiene intende rivalutare l‟azione della Regione Campania, sino ad oggi relegata a luogo di mera „gestione del potere‟, riaffermando il ruolo di pianificazione e programmazione regionale e delegando definitivamente, agli enti locali più prossimi ai cittadini, compiti attuativi, il tutto nel rispetto del principio costituzionale di sussidiarietà verticale.

Nell’ambito della programmazione e pianificazione, le Province, enti intermedi necessari, avranno la funzione di: proposizione e propulsione, approvazione di piani e programmi di diretta rispondenza al territorio, coordinamento intersettoriale, predisposizione di criteri attuativi uniformi, monitoraggio ed ausilio per le attuazioni demandate agli enti comunali, raccordo per le procedure complesse anche a diretto servizio del cittadino.

Tale indispensabile ed improcrastinabile processo, da avviare con lo spirito di una “nuova costituente” regionale, vede come elemento essenziale, per l‟efficiente ed efficace funzionamento della macchina regionale, l‟adeguato assetto ed equilibrio dei rapporti istituzionali tra organi politici, e tra questi ultimi e gli organi burocratici.

L‟azione politica del centrosinistra, in attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione di larga ed ampia interpretazione, ha portato un evidente squilibrio dei rapporti tra Giunta e Consiglio regionale, in favore della prima, con conseguente marginalizzazione dei compiti e funzioni del Consiglio. Quest‟ultimo è stato sostanzialmente privato delle proprie funzioni di programmazione e di controllo, causando, così, il progressivo distacco tra cittadini ed eletti.

Il nuovo governo della Regione vuole riavvicinare le istituzioni ai cittadini, valorizzando il potere di rappresentanza dei consiglieri regionali riportando il Consiglio al centro dell‟attività di programmazione della Regione. Il Consiglio, infatti, durante il periodo di governo del centrosinistra, è stato pressoché svuotato di molte delle sue competenze, come altresì rilevato dalla Corte Costituzionale, la quale ha avuto occasione di rilevare l‟eccessiva invadenza degli organi di governo della Regione Campania sull‟organo assembleare, con evidente sforamento delle competenze legislativamente definite.

Allo stesso tempo, la Giunta regionale è stata trasformata in un organo onnicomprensivo, affidato ad un‟oligarchia di potenti, volto all‟esclusiva gestione di nomine, di consulenze e di potere, che ha alla fine, perso di vista l‟interesse generale nell‟amministrare la vita pubblica.

E‟ necessario, invece, garantire realmente il ruolo d‟indirizzo politico e di controllo del Consiglio sull‟esecutivo regionale. In tale direzione, intervenendo anche sullo Statuto e sui regolamenti, è necessario favorire lo snellimento dei lavori consiliari, rendendo efficaci le delibere e garantendo tempi certi di approvazione ed attuazione, sia nella fase d‟iniziativa legislativa che di controllo. Le delibere consiliari, quindi, non possono più essere documenti senza alcuna attuazione concreta, bensì devono definire programmi ed obiettivi, al cui raggiungimento la Giunta sarà, politicamente ed istituzionalmente, volta. A ciò si deve accompagnare una semplificazione normativa, attraverso la stesura di testi unici per materia, i quali favoriscano il cittadino, privato o impresa, nell‟individuazione della normativa di riferimento. Occorre rendere, dunque, efficiente l’attività legislativa, consentendo alla Giunta ed alla maggioranza di poter approvare in tempi certi i provvedimenti legislativi ritenuti opportuni, garantendo, alla minoranza l‟esercizio della capacità di proposta legislativa.

Attraverso questi interventi, infatti, vogliamo riavvicinare i cittadini ai propri rappresentanti, ridando centralità alla politica quale attività di programmazione d‟interventi volti a soddisfare le diverse esigenze e le istanze territoriali. La definizione di un nuovo modello di Regione, in cui il cittadino è fonte e destinatario di qualsivoglia intervento, prevede la ridefinizione dei rapporti tra organi politici, macchina amministrativa e dirigenza amministrativa, cui sono affidati rilevanti compiti come previsto dalla legge Bassanini.

La cosiddetta privatizzazione del pubblico impiego, oggetto d‟interventi legislativi e contrattuali, non ha di certo reso più agevole la definizione di questo rapporto che vede

contrapposte esigenze: da un lato, l‟esigenza di garantire continuità all‟azione politica mediante un‟amministrazione che si ponga, con competenza, al suo servizio, dall‟altro, la necessità di rafforzare le competenze professionali burocratiche interne. La presunta separazione tra attività politica ed amministrativa costituisce un falso evidente in quanto entrambe le attività necessitano della collaborazione reciproca, fondata sulla fiducia e soprattutto sulla responsabilità. Occorre, dunque, definire modelli organizzativi che consentano di predisporre costruttivi rapporti di “continuità” tra organi politici ed amministrativi, al riparo da quelle deleterie forme di “contiguità” che hanno caratterizzato la macchina amministrativa regionale, fondata più sul rapporto di „fedeltà‟ tra dirigenza e politica che di efficienza e raggiungimento degli obiettivi.

Al fine si rende, dunque, necessario predisporre meccanismi di valutazione oggettiva della dirigenza, già normativamente previsti dalla cosiddetta Legge Brunetta, istituendo organismi muniti di adeguata autonomia, indipendenza e terzietà in grado di verificare, in termini meramente professionali, l‟effettiva capacità della dirigenza regionale di conseguire gli obiettivi indicati dagli organi d‟indirizzo politico.

Ciò implica non solo una chiara definizione degli obiettivi ma anche un‟adeguata considerazione delle risorse che ad essi deve accompagnarsi (bilancio economico per budget) per evitare che il mancato conseguimento dei traguardi prefissati possa trovare giustificazioni proprio nella carenza di risorse. In questa prospettiva i contratti saranno sottoscritti dai dirigenti, i quali si impegneranno a conseguire gli obiettivi fissati con le risorse disponibili.

Nell‟opera di riallineamento tra organi politici ed amministrativi, inoltre, è indispensabile riorganizzare la dirigenza rispetto agli assessorati di riferimento, così da creare strutture facilmente individuabili per competenze e ruoli, nell‟ottica della massima trasparenza dei procedimenti interni a favore della valutazione dell‟operato sia da parte della componente politica che dei cittadini.

Sul tema della trasparenza dell‟azione politica ed amministrativa, volta a comunicare l‟operato dell‟amministrazione in modo veloce ed immediato ai cittadini, la coalizione, che ha candidato Stefano Caldoro, intende favorire ed agevolare la possibilità di controllo diretto da parte dei cittadini, anche attraverso canali informatici.

La trasparenza non implica solo comunicazione, ma soprattutto facile possibilità di accesso e di comprensione. In questa linea, ogni cittadino deve poter facilmente accedere a dati che siano di suo interesse sia per finalità conoscitive che partecipative, potendo egli inviare proprie proposte, idee ecc..

In questa direzione, vogliamo rendere accessibili al pubblico per via telematica tutti gli atti prodotti, evitando labirinti delle normative e della burocrazia, riducendo le procedure e prevedendo tempi certi nei procedimenti e nell‟emanazione dei provvedimenti, nell‟ottica della massima soddisfazione (customer satisfaction) dei cittadini, chiamati a valutare gli addetti sulla base dei risultati agganciando al loro conseguimento quote significative del trattamento economico accessorio. In questa direzione, è necessario rivisitare la legislazione regionale sul Difensore civico, resistuendogli competenze definite ed effettive, volte a migliorare il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, nonché prevedere la nomina di commissari ad acta, in caso di ritardi e di inadempienze degli uffici regionali.

In questo modo, sarà ridotta l‟eccessiva invasività dell‟amministrazione regionale sia per le imprese che per i cittadini, anche delegando l‟attuazione delle linee programmatiche agli enti locali, ivi inclusa la realizzazione di opere pubbliche d‟interesse non strategico e introducendo strumenti di collaborazione continua tra Regione e gli enti più prossimi ai cittadini.

Risulta, perciò, indispensabile applicare, in modo diffuso, quei meccanismi premiali nel rapporto tra enti (disponibilità dell‟ente locale alla realizzazione dell‟opera = maggiori investimenti pubblici e privati sul territorio di riferimento), così da conseguire il duplice risultato di favorire la concorrenzialità tra enti per attrarre investimenti, e, allo stesso tempo, scongiurare il cosiddetto “Effetto NIMBY”, che ha impedito, anche a causa di posizioni politiche opportunistiche, la realizzazione d‟interventi necessari allo sviluppo economico e sociale della Campania.

In questa prospettiva, la definizione di un modello di cooperazione istituzionale nel quale siano prefissati tempi e modalità di partecipazione, nonché le conseguenze del mancato apporto inter-istituzionale, potrebbe costituire un importante punto obiettivo. Su queste basi, sui quali il centrodestra si impegna sin d‟ora a ricercare la massima convergenza politica possibile in seno al Consiglio, si vuole creare una „nuova‟ Regione, vicina alle diverse esigenze territoriali, e che riporti il cittadino, ed i suoi rappresentanti, al centro dell‟attività della Regione.

Per conseguire tali priorità svilupperemo le seguenti linee di intervento:

Riequilibrio delle prerogative di Consiglio e Giunta

La regione Campania, stressata da anni di amministrazioni straordinarie che hanno determinato lo sviluppo di un ceto burocratico di natura consulenziale, esige una urgente e rapida opera di manutenzione amministrativa. Confermare e dare forza alla dirigenza regionale, ribadendone l‟autonomia gestionale e l‟indipendenza dalla politica nonchè limitando al minimo necessario le pratiche di spoil- system, costituisce il primo passaggio per una riforma organica. Questa deve basarsi esclusivamente su criteri di efficienza, con una drastica riduzione del personale regionale, favorita dalla delega alle autonomie di funzioni rilevanti con la conseguente attribuzione di risorse umane e finanziarie.

Attribuire alla regione compiti esclusivi di programmazione implica la rinuncia della politica a rendite di posizione ritenute utili in nome del bene comune. Ciò determina conseguenti politiche di revisione della prassi amministrativa e della politica legislativa della regione. Il rapporto tra gli organi regionali deve essere riequilibrato sulla base di rapporti politici di cooperazione e leale collaborazione: Presidente della Giunta regionale, Giunta regionale e Consiglio regionale devono, dunque, rapidamente pervenire ad un accordo normativo, che sul piano formale può concretizzarsi anche solo con delibere consiliari, mediante le quali al Consiglio regionale, oltre alle ordinarie funzioni legislative, vengono attribuite competenze proprie della Giunta su temi fondamentali.

Il ruolo del Consiglio regionale e dei singoli consiglieri regionali, al di la delle competenze statutarie, potrà essere ulteriormente potenziato per il tramite di un più ampio ricorso all‟esercizio della delega per incarichi speciali. Sul piano della legislazione bisognerà procedere nel primo anno della consiliatura alla redazione di testi unici disciplinanti i settori fondamentali della vita regionale, eliminando contraddizioni e rendendo i testi normativi trasparenti ed accessibili.

L‟inserimento nella rete informatica dei testi così redatti ne faciliterà ulteriormente la conoscenza e la fruizione. Si impone per altro il potenziamento del Consiglio delle autonomie locali, che potrà facilmente trasformarsi, con l‟utilizzo degli strumenti informatici, in un consesso permanente di consultazione ed ausilio nei processi decisionali.

Si dovrà quindi procedere a:

  • Ridefinire lo statuto ed i regolamenti consiliari per favorire lo snellimento dei lavori del Consiglio, rendere effettivamente operative le decisioni (che devono
  • definire risorse, programmi ed obiettivi) e garantire tempi certi di approvazione ed attuazione sia nella fase di iniziativa legislativa che di controllo.
  • Semplificare la normativa regionale redigendo testi unici per materia che favoriscano il cittadino nell’individuazione della norma di riferimento.
  • Ridefinire i rapporti tra politica ed amministrazione valorizzando il ruolo dei dirigenti, individuati in base al merito ed alla competenza, e responsabilizzandoli a raggiungere obiettivi chiari e determinati che saranno valutati in maniera oggettiva nell’ambito di un sistema di incentivi sulla produttività.
  • Riorganizzare la macchina amministrativa (Legge sulla pianta organica) ridefinendone la struttura rispetto agli assessorati di riferimento, così da armonizzare competenze e ruoli, nell’ottica della massima trasparenza ed efficacia dei procedimenti interni.
  • Garantire trasparenza ed efficienza rendendo accessibili al pubblico in via telematica tutti gli atti prodotti, riducendo le procedure e prevedendo tempi certi dei procedimenti e di emanazione dei provvedimenti, nell’ottica della massima soddisfazione dei cittadini, chiamati a valutare gli addetti sulla base dei risultati, agganciando al loro conseguimento quote significative del trattamento economico accessorio.
  • Rivisitare la legislazione regionale sul Difensore civico, restituendogli competenze definite ed effettive, volte a migliorare il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, nonché prevedere la nomina di commissari ad acta, in caso di ritardi e inadempienza degli uffici regionali.
  • Razionalizzare la normativa di bilancio armonizzando il bilancio regionale con la riforma del bilancio dello Stato, organizzandolo per Missioni e Programmi, in una rappresentazione dinamica, la quale deve essere costantemente aggiornata con le eventuali modifiche delle priorità politiche e soggetta ad un continuo processo d’affinamento, rendendo così la struttura del Bilancio il più possibile rispondente alle esigenze di rappresentatività, semplicità, adeguatezza e trasparenza.
  • Redigere il bilancio consolidato tra la Regione e le società partecipate.

Ridurre l’invasività dell’amministrazione, avvicinandola ai cittadini

Si dovrà procedere a:

  • Delegare alle Province tutte le competenze necessarie per l’attuazione delle linee programmatiche da parte degli enti locali, ivi inclusa la realizzazione di opere pubbliche di interesse non strategico, introducendo strumenti di collaborazione continua tra Regione e gli enti più prossimi ai cittadini.
  • Definire un nuovo modello di cooperazione istituzionale nel quale siano prefissati sia tempi e modalità di partecipazione, sia le conseguenze del mancato apporto inter-istituzionale, con la previsione di incentivi e disincentivi di ordine finanziario applicando meccanismi premiali nel rapporto tra enti (disponibilità dell’ente locale alla realizzazione dell’opera = maggiori investimenti pubblici e privati sul territorio di riferimento), così da conseguire il duplice risultato di favorire la concorrenzialità tra enti per attrarre investimenti, e, allo stesso tempo, scongiurare effetti di rifiuto delle realtà locali per opere di interesse generale. A tal fine, è indispensabile attivare la Consulta regionale degli Enti locali, sino ad oggi improduttiva, già statutariamente prevista ma soprattutto creare una Conferenza permanente Regione-Province sulla falsa riga della Conferenza Stato-Regioni che possa anche inglobarne le funzioni.
  • Valutare le Politiche di Sviluppo e la qualità degli investimenti pubblici Istituendo un organismo al servizio del Consiglio e della Giunta, che risponda ai requisiti di indipendenza e terzietà al fine di migliorare e dare maggiore qualità ed efficienza al processo di programmazione delle politiche di sviluppo regionali ed effettuare l’alta sorveglianza e l’audit della performance degli enti pubblici regionali. Tale struttura avrà anche il compito di predisporre il bilancio sociale dei programmi di sviluppo regionale.
  • Promuovere l’efficienza, efficacia ed economicità delle società partecipate razionalizzandone, numero, ruolo e funzioni, snellendone gli organi di governo, incentivando la compartecipazione di privati con adeguate
  • competenze settoriali, non solo quali soci di capitale, e garantendo la trasparenza ed il rispetto delle norme di diritto pubblico in tema di assunzioni ed acquisizioni.
  • Promuovere la semplificazione delle procedure e delle attività, mettendo a punto strumenti di misurazione della soddisfazione dell’utente attraverso meccanismi di ascolto diretti e di riscontro immediato ed efficace.

Valutare le Politiche di Sviluppo e la qualità degli investimenti pubblici.

Vogliamo introdurre il merito nell‟amministrazione, rendendo trasparente l‟operato degli uffici regionali, istituendo un organismo al servizio del Consiglio e della Giunta, il quale risponda ai requisiti d‟indipendenza e terzietà e che abbia l‟obiettivo di migliorare e dare maggiore qualità ed efficienza al processo di programmazione delle politiche di sviluppo regionali e che effettui l‟alta sorveglianza e valuti la prestazione degli enti pubblici regionali.

Tale struttura avrà, altresì, il compito di predisporre il bilancio sociale dei programmi di sviluppo regionale. Al fine di migliorare e dare maggiore qualità ed efficienza al processo di programmazione e di attuazione delle politiche di sviluppo regionali, sarà istituita “l‟Unità Regionale di Valutazione delle Politiche di Sviluppo e degli Investimenti Pubblici” che svolgerà, a servizio della Giunta regionale e del Consiglio, attività concernenti la valutazione esterna della qualità, dell‟efficacia, dell‟efficienza e dell‟economicità delle politiche, dei programmi e dei progetti nonchè l‟analisi di opportunità e di fattibilità degli investimenti e la valutazione ex ante, in itinere ed ex post di progetti ed interventi complessi. L‟Unità incorporerà tutte le funzioni attualmente conferite al Nucleo Regionale di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici sia dalla Legge 144/99, sia dal CIPE che dalla Regione stessa.

All‟Unità, inoltre, verranno attribuiti i compiti di audit e verifica della performance delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, ottenendo così il risultato di disciplinare, attraverso differenti forme di controllo, la gestione economica delle società a partecipazione regionale e degli enti strumentali della Regione Campania. Tale questione negli ultimi tempi ha assunto un rilievo sempre maggiore sia per l‟eccessivo aumento della spesa pubblica per servizi (di forte rilevanza sociale), sia per la progressiva riduzione dei trasferimenti di risorse agli Enti Locali.

L‟Unità sarà in grado, con l‟utilizzo di forme e di modalità di controllo comuni e condivise di valutare il rendimento della spesa pubblica regionale e cioè la capacità dell‟attore pubblico di perseguire obiettivi di migliore efficacia sociale a parità di risorse economiche investite. Tali criteri saranno in grado di sanzionare comportamenti che si discostano dalle norme di corretta gestione della cosa pubblica e potranno consentire l‟adozione di meccanismi premianti per quelle amministrazioni pubbliche che attivano comportamenti virtuosi in grado di incrementare il valore economico e sociale delle politiche.

L‟Unità potrà permettere di sviluppare un più elevato coordinamento tecnico-organizzativo e di supporto nei confronti degli enti vigilati sia in ordine a strategie comuni e di gruppo sia in ordine a piani integrati fra e per le aziende vigilate. Ulteriore compito che verrà conferito all‟Agenzia è quello della redazione del bilancio sociale, quale strumento di rendicontazione delle attività della Regione, per rendere conto ai cittadini delle scelte, delle attività, dei risultati e dell‟impiego di risorse, nell‟ambito di un disegno più ampio finalizzato al controllo strategico ed al monitoraggio dei principali assi d‟intervento del programma politico di governo regionale.

Il bilancio sociale è uno strumento finalizzato a dare conto del complesso delle attività delle Pubbliche Amministrazioni ed a rappresentare, in un quadro unitario, il rapporto tra visione politica, obiettivi, risorse e risultati (Direttiva del Dipartimento della Funzione Pubblica del 14/03/06). Può essere definito come “un processo con il quale l‟amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell‟impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l‟amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato” (Linee Guida del Ministero dell‟Interno per la rendicontazione sociale negli Enti Locali). La rendicontazione sociale delle amministrazioni pubbliche, in particolare, risponde ad esigenze conoscitive dei diversi interlocutori, siano essi singoli cittadini, famiglie, imprese, associazioni, altre istituzioni pubbliche o private, consentendo loro di comprendere e valutare gli effetti dell‟azione amministrativa. Il bilancio sociale può essere, pertanto, considerato una risposta al deficit di comprensibilità dei sistemi di rendicontazione pubblici in termini di trasparenza dell‟azione e dei risultati delle amministrazioni, di esplicitazione delle finalità, delle politiche e delle strategie, di misurazione dei risultati e di comunicazione.

L‟adozione del bilancio sociale vuole, in ultima analisi, costituire un esempio di buona pratica ed un modello di riferimento per tutti gli Enti Locali del territorio regionale nei riguardi dei quali la Regione intende, inoltre, impegnarsi per sensibilizzare, stimolare ed

incentivare la diffusione della cultura e della responsabilità sociale nonchè l‟adozione di coerenti processi decisionali e di strumenti di rendicontazione e di comunicazione quale, appunto, il bilancio sociale. Vi è infine da sottolineare che l‟assetto giuridico – amministrativo dell‟Unità, che verrà creata con una Legge regionale ad hoc, la renderà autonoma nella sua capacità di azione, autorevole ed indipendente nelle sue analisi, consentendole di assumere un ruolo guida e di coesione nel sistema reticolare composto dalla Regione, da tutti gli enti e le aziende di pubblica utilità.

L‟Unità dovrà presentare requisiti di autorevolezza, indipendenza e terzietà: verrà pertanto distaccata dalla macchina regionale in senso stretto e verrà dotata di adeguate professionalità, impiegando esperti di alto profilo professionale, selezionati per concorso pubblico.

La riforma del Bilancio regionale

La riforma del bilancio Regionale si inquadra e trova fondamento ed ispirazione nella riforma del Bilancio dello Stato e nei contenuti della Delega al Governo in materia di federalismo fiscale. Con la legge di riforma della contabilità e della finanza pubblica (legge n.196 del 31 dicembre 2009) il Parlamento approva in via definitiva la riforma del sistema di costruzione del bilancio dello Stato.

Questa legge riscrive sostanzialmente le regole comuni per la redazione dei bilanci pubblici (Stato, Enti territoriali, e altri enti pubblici) e delle leggi di spesa al fine, tra l‟altro, di valutare se i saldi di finanza pubblica nel loro complesso siano compatibili con gli obiettivi del Patto di stabilità europeo.

Il criterio ispiratore della Legge è che le amministrazioni pubbliche concorrono al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica sulla base dei principi fondamentali dell’armonizzazione dei bilanci e del coordinamento della finanza pubblica e ne condividono le conseguenti responsabilità. La regolazione delle entrate e delle spese e l‟omogeneizzazione dei dati, tra l‟altro, sono indispensabili per attuare il federalismo fiscale.

Attribuire a ciascuno una responsabilità precisa, infatti, implicherà sicuramente un effetto di maggior rigore nella tenuta dei conti pubblici. Ne deriva che la gestione del bilancio e la

parte prevalente delle scelte non possono che essere affidati al governo, mentre il Parlamento dovrà svolgere un rigoroso controllo della spesa, anche attraverso un accurato esame dei rendiconti, che finora è mancato. Non secondaria a tal fine è la circostanza che il documento fondamentale, nel ciclo della programmazione annuale, ritorna ad essere il bilancio, strumento con il quale si autorizza il complesso della spesa pubblica. Di conseguenza, perde valore ciò che era la vecchia legge finanziaria che viene sostituita dalla “legge di stabilità”. Il nuovo strumento normativo avrà una consistenza assai snella e margini circoscritti d‟intervento.

L‟obiettivo da perseguire è il raggiungimento di un unico linguaggio contabile che possa rendere possibile interfacciare i documenti contabili pubblici in modo da valutarne e paragonarne i risultati. Interventi di riforma:

- In piena armonia con gli obiettivi della riforma del bilancio dello stato s‟introdurrà anche in quello regionale la nuova articolazione su due livelli d‟aggregazione: Missioni e Programmi, che a differenza della vecchia classificazione per funzioni‐obiettivo, è una rappresentazione dinamica, la quale deve essere costantemente aggiornata con le eventuali modifiche delle priorità politiche e soggetta ad un continuo processo d‟affinamento, che renda la struttura del Bilancio il più possibile rispondente alle esigenze di rappresentatività, semplicità, adeguatezza e trasparenza del documento contabile. Partendo quindi dalle Missioni e dai Programmi dello Stato saranno identificati Sub Missioni e Sub Programmi regionali punti di partenza della programmazione pluriennale;

- Nel bilancio preventivo saranno introdotte unità elementari degli stanziamenti di spesa da intendersi quali servizi organizzativi dell‟ente a cui si ricollega la responsabilità dell‟entrata della spesa (assessorati come rami d‟azienda). Le Entrate saranno ripartite in titoli, categorie e, in corrispondenza dei centri di responsabilità, in Elementi Previsionali di Base, mentre le Spese saranno ripartite in funzioni E.P.B. e titoli;

- Sarà predisposto il bilancio consolidato a quello delle società partecipate; - La relazione previsionale e programmatica, oltre le sei sezioni esistenti, ne conterrà una di coordinamento tra i corrispettivi documenti degli altri enti locali e dello stato e rispetto agli indirizzi della comunità europea. Sarà riferita temporalmente alla durata del mandato della Presidenza e riassumerà in sé gli elementi essenziali del bilancio di

mandato. Maggiore dettaglio sarà dato infine sul suo aspetto descrittivo:

1. Saranno istituite ricognizioni quadrimestrali per garantire il rispetto del pareggio e dell‟equilibrio di bilancio nel corso della gestione;

2. Sarà data maggiore autonomia ed attenzione al P.E.G. come unico documento di assegnazione delle risorse ai singoli centri di responsabilità, prediligendo quelli con maggior capacità di risultati;

3. La rendicontazione dovrà essere più trasparente e non più solo “a consuntivo”. Si potrà valutare l‟opportunità di affidare il controllo a soggetti terzi;

4. Si dovranno introdurre nuovi strumenti d‟analisi dell‟economicità del risultato di gestione lasciando la contabilità finanziaria esclusivamente per gli aspetti finanziari;

5. Annualmente si procederà alla conciliazione dei conti per avere una visione multidimensionale dei risultati ed il loro scostamento dagli obiettivi;

6. Si dovrà porre maggiore attenzione ai tempi d‟impiego delle risorse sia per spesa corrente sia per spesa d‟investimento, quali momenti dell‟effettivo consumo dei fattori predefiniti per l‟impiego; l‟acquisizione delle risorse correnti di entrata sarà correlata agli impieghi di spesa e riferita alla realizzazione effettiva dei proventi economicamente valutati nell‟esercizio di riferimento perché in scadenza nello stesso;

7. In considerazione dell‟autonomia fiscale che si acquisirà con il federalismo fiscale, la gestione della spesa d‟investimento dovrà seguire l‟effettiva realizzazione degli interventi nell‟anno di riferimento con effetti diretti sul patrimonio dell‟ente, dando priorità all‟utilizzo delle fonti comunitari per investimenti pluriennali. Annualmente sarà effettuata una valutazione rigorosa degli effetti sul patrimonio d‟esercizio delle operazioni gestionali pluriennali.

Lo spirito comune che dovrà caratterizzare i documenti di programmazione ed i relativi atti autorizzativi dovrà essere quello di crescita e sviluppo della Regione identificando quelle tipologie d‟interventi che garantiscano un volano di attività economica che possa rappresentare un moltiplicatore di risorse future.

Prepararsi al federalismo fiscale

Si dovrà procedere a :

  • Definire la normativa fiscale regionale riordinando la materia tributaria concorrente, coordinando i sistemi di fiscalità comunale e provinciale e definendo criteri agevolativi attraverso i quali ridurre il carico fiscale complessivo;
  • Introdurre una fiscalità di sviluppo e compensativa dei minori trasferimenti statali e regionali nell’ambito della ristrutturazione del sistema tributario regionale, per l’avvio della quale prevediamo di valutare la possibilità di sostegno provvisorio dei fondi strutturali e del FAS;
  • Finalizzare un piano strategico regionale ed un documento unico di programmazione di tutte le risorse aggiuntive, concordando in tempi rapidi con i cittadini e con le parti sociali, gli indirizzi per lo sviluppo della regione.

Programmare le risorse straordinarie

Intendiamo rilanciare l‟attuazione dei programmi operativi dei fondi strutturali e del programma attuativo del fondo per le aree sottosviluppate mediante:

- La realizzazione di un programma stralcio “di emergenza” da attuarsi fino a fine 2010, per ridare immediatamente impulso al sistema economico regionale e contemporaneamente evitare il rischio di disimpegno delle risorse;
- La riprogrammazione di metà periodo che, eliminando gli interventi a pioggia, focalizzi l‟attuazione su:

  • Aiuto al sistema produttivo regionale mediante incentivi selettivi per grandi progetti di investimento e aiuti automatici – credito d‟imposta – per la crescita del sistema produttivo sano;
  • Strumenti di ingegneria finanziaria per le imprese, soprattutto piccole e medie, quali fondi di capitale di rischio, fondi di garanzia e fondi per mutui; o Fondi per lo sviluppo urbano, ossia fondi che investono in partenariati tra settore pubblico e privato e altri progetti, inclusi in un piano integrato, per lo sviluppo urbano sostenibile; o Fondi di incentivazione che forniscono prestiti, garanzie per investimenti rimborsabili o strumenti equivalenti per l’efficacia energetica e l’utilizzazione di energie rinnovabili negli edifici, compresi gli alloggi esistenti;
  • La sede privilegiata per la trattazione di quanto sopra dovrà essere la Conferenza permanente Regione-Province.
  • Grandi progetti di interesse strategico garantendone l‟esecuzione in tempi certi, definendo un sistema di incentivi e di penalità per i beneficiari e, al contempo, istituendo una task force dedicata che affiancherà l‟amministrazione regionale non solo per fornire assistenza tecnica anche agli Enti Locali ma anche per effettuare un controllo costante ed una verifica in itinere del raggiungimento dei risultati. Tra i grandi progetti, uno riguarderà la riduzione del rischio idrogeologico, che incombe su parti significative del territorio regionale.
  • Opere di interesse locale creando una struttura finanziaria regionale – Banca Campana per Finanziamento degli Enti Pubblici Locali e delle Infrastrutture – per il finanziamento del credito per la realizzazione di opere pubbliche per supportare gli Enti locali; a detta struttura parteciperanno la Regione, auspicabilmente la Cassa depositi e prestiti ed eventualmente anche investitori privati (fondazioni, banche, fondi di investimento), preparandosi al federalismo fiscale e, contemporaneamente, accelerando la spesa in infrastrutture di interesse locale.

- La sede privilegiata per la trattazione di quanto sopra dovrà essere la Conferenza permanente Regione-Province.


Condividi articolo:
  • email
  • Facebook
  • Twitter
  • del.icio.us
  • Digg
  • Technorati
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • LinkedIn