De Luca gioca a scaricabarile, i fondi sociali sono materia sua

Pubblicato in News il 21 febbraio 2012 alle ore 15:47 Commenti (0)

«Ci metto la targa di Truman». Il governatore della Campania Stefano Caldoro è deciso. Davanti alla porta del suo studio a Santa Lucia metterà la targa che Harry Truman trentatreesimo, presidente degli Stati Uniti fece apporre davanti alla porta dello studio Ovale alla Camera Bianca: «Lo scaricabarile finisce qui».

Una svolta stelle e strisce?
«Abbiamo amministratori anche di lungo corso che aprono polemiche su quello che compete loro. Non generalizzo ma vedo molte lamentele di alcuni sindaci che denunciano più un comportamento di impotenza, più che capacità di voler decidere e realizzare».

Per esempio.
«La polemica sul sociale: la competenza è esclusiva dei comuni. Il governo ha azzerato il fondo che veniva assegnato alle Regioni e da queste ripartito tra i piani di ambito. Noi abbiamo fatto un atto impopolare: abbiamo aumentato la tassa sull’auto: la Regione Campania non lo aveva fatto negli ultimi sei anni e quei soldi li usiamo per il fondo sociale. I comuni ci dovevano pensare loro».

Però.
«Però noi abbiamo pensato che bisognava intervenire per evitare che le fasce davvero deboli non rimanessero senza aiuto, qualche sindaco fa polemica quando invece sono i comuni che possono agire con le loro imposte. Ma immagino che è più facile fare polemica sui giornali scaricando sugli altri le proprie responsabilità che assumendo decisioni impopolari sulle imposte. Peraltro i sindaci che fanno polemica sui giornali sono quelli che non fanno bene il proprio mestiere».

E, quindi, De Luca che si è lamentato dei tagli al sociale.
«Io credo nella responsabilità istituzionale. Diffido dei toni della polemica che mi rammarica fa un uomo che ha esperienza e sa che sono competenze sue. Perché le scarica sugli altri? Questo non è un comportamento istituzionale. Io non giudico e anche sul sindaco di Salerno non è un giudizio su come amministra la città. Rispetto quello che fanno gli amministratori, sono i loro cittadini che li giudicano. Ma se aprono polemiche devo rispondere e credo che sia un errore abbandonare il profilo istituzionale».

Presidente è difficile tenere una Regione così grande e complessa insieme. Cirielli voleva una sorta di secessione con il Principato di Arechi.
«Sono due le ragioni che portano a evidenziare gli aspetti di identità territoriale: la difesa delle cose migliori che si hanno e la richiesta di maggiore autonomia quando si pensa di essere danneggiati. Ciò capita nelle regioni con grandi città come Roma e il Lazio, Milano e la Lombardia e anche Napoli e la Campania. Ma una grande città si valorizza se si riequilibria con il resto del territorio. Ed è per questo che con i grandi progetti comunitari la prima cosa che ho fatto è stato bilanciare una programmazione che aveva penalizzato le province diverse da Napoli, con una forte azione verso la provincia di Salerno, soprattutto».

Cominciando.
«Dal porto di Salerno che è un valore strategico per tutta la Regione – ed è per questo che è stato riconosciuto meritevole del finanziamento da 73 milioni dall’Unione Europea – in quanto funzionale al mondo della produzione. E dall’aeroporto di Pontecagnano strategico sia al servizio di un’area turistica che va da Pompei verso sud, sia il trasporto merci».

E però ha bisogno dell’allungamento della pista.
«Il Cipe dovrà trasferire le risorse necessarie sulla base dei nostri progetti. Noi abbiamo fatto ciò che dovevamo fare perché, al di là dei grandi progetti internazionali, il nostro obiettivo nel trasporto aereo è consolidare quello che abbiamo: il city airport di Napoli dove i privati devono fare gli investimenti necessari per renderlo sempre più sicuro e Pontecagnano, dove oltre alla pista dobbiamo implementare un più moderno sistema di governance. Un tema sul quale c’è il pieno interesse di Provincia e Camera di commercio».

Il tempo però corre.
«Per le ferrovie il Cipe ci ha messo tre mesi».

E intanto.
«Intanto lavoriamo sull’immagine nel mondo: il forum delle culture non sarà solo di Napoli. Ci saranno iniziative nelle aree Unesco in provincia di Salerno nella Costiera e a Paestum. Ci sarà il ripascimento della costa, un grande progetto che tende a valorizzare l’impatto ambientale».

Uno slalom tra progetti e fondi.
«La Regione Campania aveva nel 2009 una capacità di erogazione reale di cinque miliardi, oggi è passata a 2,5. Dobbiamo riposizionare tutta la spesa rispetto al passato».

Anche nella sanità
«Anche nella sanità. Le Asl di Salerno e Napoli 1 avevano il maggiore indebitamento e il maggior deficit annuale. Abbiamo scelto per la loro amministrazione esperienze professionali (il colonnello Bortoletti e il generale Scoppa nda) capaci di portare uno sguardo nuovo, una ventata nuova nella gestione propria delle aziende con un’azione veloce e incisiva».

E c’è riuscito?
«A Salerno dai dati che abbiamo avuto c’è un elemento positivo di inversione di rotta proprio sul contenimento dei costi che non risucivamo a mettere sotto controllo. Abbiamo una nette inversione di tendenza»
Resta tutta aperta la questione della rete ospedaliera.
«Infatti è difficile, ci voglio investimenti per gli accorpamenti nell’area meridionale della provincia di Salerno e per l’azienda ospedaliera Ruggi d’Aragona perché la tutela del diritto alla deve essere garantita e fasi di rottura non possono avvenire a discapito dei cittadini».

E come si procederà
«Deve andare tutto insieme: la chiusura delle struttura soggette ad accorpamento deve procedere di parai passo garantendo le funzioni sostitutive sul territorio. In Campania, secondo i dati del ministero della Salute, ci sono molti ricoveri inappropriati per patologie che andrebbero curate con la sanità territoriale. È una strada che il Veneto ha intrapreso 20 anni fa. Tanti letti occupati in maniera inappropriata per certe cura e non rispondiamo alla necessità di alcuni tipi di malattia cosa che va fatta con le strutture della sanità territoriali. Questo è un elemento di distorsione che dobbiamo migliorare»

Senza rotture?
«Senza rotture».

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