Dai rifiuti alla sanità, ecco come risorge la Campania

Pubblicato in News il 18 gennaio 2012 alle ore 11:50 Commenti (1)

Se da alcuni mesi chi governa l’Italia è impegnato a combattere la crisi economica, c’è chi questa battaglia l’ha ingaggiata da tempo. Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania, sin dall’inizio del suo mandato ha avviato una stagione di austerity e riforme. Presidente a che punto è la sua azione di risanamento? In Campania abbiamo ereditato una situazione molto difficile. Dopo quindici anni di cattiva politica la Regione era ai limiti del default finanziario e ci siamo dovuti confrontare con i vincoli legati allo sforamento del patto di stabilità. Ciò ha significato per oltre un anno il blocco totale degli investimenti, l’impossibilità di accendere mutui, di fatto la paralisi dell’ente. Alle difficoltà economiche regionali si sono poi aggiunte quelle dettate dalla attuale crisi. Nonostante queste difficoltà sin dal primo giorno la Giunta regionale si è rimboccata le maniche ed abbiamo iniziato il risanamento dei conti e di razionalizzazione della spesa che sta producendo già significativi risultati, riconosciuti recentemente anche dalla Corte dei Conti.

Oggi (ieri per chi legge, ndr) è una giornata storica per la Campania: dopo vent’anni il Consiglio regionale ha approvato il piano sui rifiuti.
Sì. Un altro fondamentale tassello dopo il piano per i rifiuti speciali. E’ quanto l’Unione Europea ci chiedeva da tempo. La Regione ha così concluso tutti gli adempimenti ed ha creato le condizioni per evitare le sanzioni. Una risposta concreta a Bruxelles e soprattutto ai cittadini. Ringrazio l’assessore Giovanni Romano per il tenace lavoro, il Consiglio e la commissione competente per il contributo fornito.

Su questo tema si riuscirà a trovare la giusta sinergia col sindaco De Magistris?
Con il sindaco di Napoli c’è un clima di collaborazione istituzionale. Sono convinto che su questo, come su altri grandi temi di interesse per i cittadini, le istituzioni sapranno trovare una giusta sintesi.

Quello dei rifiuti però è solo uno dei problemi su cui la sua Giunta si sta cimentando. Mi riferisco per esempio al risanamento del comparto sanitario...
Stiamo lavorando per costruire una sanità che sia a misura di cittadino, che sappia coniugare la razionalizzazione ad un servizio efficiente e funzionale e alle necessità del paziente. Con il piano ospedaliero stiamo dando una grande risposta in questa direzione. Abbiamo chiesto ai cittadini sacrifici per avere in cambio una sanità efficiente e qualificata. I nostri sforzi sono stati riconosciuti dall’Agenas che ha sottolineato la forte riduzione della spesa farmaceutica e dal tavolo interministeriale sul piano di rientro che a settembre ha messo a disposizione 450 milioni. Coniugare rigore e qualità, questa deve essere la linea da seguire.

La riforma del sistema sanitario va di pari passo con quella delle politiche sociali. In questo ambito la sua Giunta si sta sforzando di rendere l’assetto della Regione Campania coerente con le più avanzate impostazioni ispirate al principio di sussidiarietà. Come stanno cambiando le politiche sociali nella sua regione?
Le politiche sociali hanno subito un forte rallentamento a causa del taglio dei trasferimenti statali, di fatto l’azzeramento del fondo sociale. Nel bilancio regionale 2012 abbiamo lavorato in modo da recuperare maggiori risorse per il welfare con l’intervento sul bollo auto e la razionalizzazione degli sprechi legati al personale. Queste risorse andranno a beneficio del sociale, del settore socio-sanitario e del Fondo di gestione per le crisi occupazionali che abbiamo istituito.

Gravi problemi però presenta il sistema dei trasporti, che ha grossi debiti e su cui incidono pesantemente i tagli. Come si intende procedere su questo versante?
In merito alle tre aziende regionali che effettuano servizi di trasporto, abbiamo lanciato una complessa azione di risanamento, che prevede la fusione delle stesse in un’unica società, con l’eliminazione di sprechi e doppioni e la separazione delle infrastrutture dai servizi di trasporto. Sul problema dei tagli previsti dal governo, grazie anche al lavoro della commissione Trasporti della Conferenza delle Regioni che la Campania coordina, abbiamo siglato con l’esecutivo un patto sul trasporto pubblico locale che prevede una forte riduzione dei tagli previsti inizialmente.

Da Il Secolo d’Italia di Alessandro Sansoni


Caldaro: eliminare le storture che hanno portato al deficit. Via a un piano quinquennale. Al presidente Stefano Caldoro fischiano le orecchie da tempo. Quando la Regione Campania deve mettere mano alle forbici o al riassetto dei conti scatta la protesta. E a essere messo sulla graticola come indifferente alla cultura non ci sta.

Presidente Caldoro, ci dica subito cosa ne sarà del Madre a breve.
Noi stiamo salvando il Madre, non lo stiamo chiudendo. Rispettiamo tutto quello che dicono autorevoli artisti come Mimmo Paladino, ma il museo è un’istituzione cultrurale che da tempo è morta dal punto di vista economioo»

Be’, è un’ aflennarione impegnativa.
Abbiamo ereditato una crisi amministrativa-gestionale che si andava accumulando dal 2007 e si è resa evidente nel 2009. L’ha spiegata bene il presidente di Scabec, Massimo L0 Cicero. I motori si sono rotti allora, poi si è andati avanti per inerzia. Il lutto per la cultura, come lamentano in tanti, è cominciato ben prima del mio arrivo a Santa Lucia.

Tra Scabec e Regione si troverà una soluzione che eviti la chiusura?
Noi lavoriamo per una soluzione. Con i fornitori di servizi c’è una trattativa in corso da tempo. E abbiamo messo nel conto le accelerazioni degli ultimattum. Ma non è possibile chiedere che un debito che arriva da tanto lontano e che ammonta a 8 milioni possa essere saldato in così poco tempo. Dobbiamo trovare una soluzione. Adesso siamo a lavoro con una nuova govemance, con l’assessore Miraglia e con il nuovo presideme Pierpaolo Forte.

Quindi il rischio di chiusura non è affatto scongiurato?
Deve prevalere il buon senso. Ma se ci sarà uno stop per un breve periodo non ci si deve scoraggiare. L’importante è rilanciare e guardare insieme al futuro. Il Madre ha un valore indiscusso ed è uno dei punti di riferimento per l’ arte contemporanea in Europa.

Eppure boccheggia…
Il museo ha debiti maggiori rispetto alla sua capacità economica. Da due armi ci siamo impegnati per creare un nuovo Statuto e una struttura economica sostenibile per eliminare le storture che hanno portato a questo deficit economico. Presto metteremo in piedi una programmazione quinquennale. Il modello deve essere il lavoro fatto per il San Carlo.

Al cui risanamento e rilancio hanno contribuito le diverse istituzioni pubbliche.
E così faremo per il Madre, facendo intervenire i privati. Ci deve essere un mix equilibrato tra sostegno pubblico e privato. Non è sostenibile un Madre che pesi solo sulle spalle della Regione o solo su un privato. Se altre istituzioni, come il Comune e la Provincia, vogliono contribuire la porta è aperta.

Vittorio Sgarbi propone di privatizzare tutto.
Non è quello che pensiamo noi, anche se l’appello di Sgarbi a puntare sulle idee più che sui fondi, per alzare le vele, va raccolto.

Anche lei pensa che il Madre è un giocattolo che non possiamo permetterci?
Niente affatto, anche se è costato troppo.

Ma costa meno di musei analoghi.
Bisogna fare bene i conti. Certe spese possono essere eliminate. Potremmo adeguarci a quanto fanno altri. Il Madre mette mano alle proprie casse per troppe iniziative. Carte alla mano, è fuori dai costi standard di strutture museali omologhe.

La Regione, a causa anche della crisi economica, è accusata di essere distratta nclle faccende culturali?
È falso. A parte l’impegno per il San Carlo dove abbiamo lavorato e ottenuto il ritorno di Riccardo Muti, basta pensare al oontribulo che diamo al Forum delle Culture, al Mercadante, o, fuori Napoli, al Ravello Festival.

Ma il Madre non vi piace.
Non è questione di piacere o non piacere, a me personalmente piace. Si tratta di razionalizzare le spese, economizzando dove è necessario. Certo, c’è anche la necessità di allargare il museo a una fascia di artisti più larga di quella ristretta della cerchia più vicina alla vecchia gestione.

Riecco l’incubo Cicelyn…
Non c’è mai stata una questione Cicelyn, per quanto ci riguarda. Ci è sembrato assurdo che ci fosse un modello imperiale con un direttore nominato vita natural durante. Faremo un concorso. Se Cicelyn parteciperà non è escluso che possa continuare a essere il direttore.

Da Il Mattino di Pietro Treccagnoli

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SkyTg24, accelerare rinnovamento del Pdl in Campania

Pubblicato in Video il 13 gennaio 2012 alle ore 18:29 Commenti (0)

Il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro in un’intervista rilasciata a SkyTg24 ha detto che c’è bisogno di “Accelerare le procedure di rinnovamento del partito in Campania”.


I campani masticano la dose giornaliera di crisi economica. I dati Istat sul tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, non danno speranza: un ragazzo su tre in Italia non lavora. E nel Mezzogiorno il tasso è salito di dieci punti percentuale: dal 29 per cento al 39 per cento. E la prospettiva è di un anno, se possibile, peggiore del precedente. Tanto per tirarsi su col morale il governatore Stefano Caldoro scorre il forum del Corsera sugli imprenditori traditi dallo Stato e dalle Banche. Insomma il tema caldo del 2012 è solo uno: il lavoro. «Il lavoro, certo. Da una parte la crisi di liquidità che produce gli effetti che stiamo vedendo sulle aziende e dall’altra il tema della crescita e dello sviluppo. Ma se non c’è il minimo di benzina necessario la fase due è difficile pensarla».

Se in Campania vanno in crisi le tre grandi aziende nazionali…
«Cioé Fiat, Fincantieri e Alenia che contano 35 mila tra lavoratori diretti e indiretti. Ma dimentica l’azienda più importante: i porti di Salerno e Napoli che superano le 40 mila unità».

Allora? Se succedesse?
«Un disastro, ma facciamo i distinguo». La Fiat di Pomigliano: l’accordo è stato sottoscritto ma non dalla Fiom che, lei dice, si è autoesclusa. Ma se la Fiat non assume un lavoratore perché iscritto alla Fiom, come denunciano le senatrici del Pd? «Non sarebbe corretto. Ma il punto è che la Fiom deve rientrare nel gioco democratico. Se la maggioranza dei lavoratori ha aderito al contratto bisogna che riconosca le regole della maggioranza. Il che significa non boicottare l’accordo. Se queste sono le regole è impensabile non assumere un lavoratore perché iscritto Fiom».

Dunque è una discriminazione?
«Discriminare è sbagliato, ma se uno non accetta l’accordo si mette fuori da solo. Sono convinto che, pur non rinunciando alla propria posizione, il primo passo lo deve fare la Fiom».

Passiamo ad Alenia e Fincantieri.
«In Alenia abbiamo mantenuto i livelli occupazionali: un accordo fondamentale che riconosce la centralità dell’aviazione civile, l’asset campano. Più complicata è la vicenda Fincantieri perché prevede la ripresa ma in un cantiere di fatto chiuso dall’azienda. Abbiamo riacquisito un minimo di intesa, sono state confermate due commesse e l’impegno per il finanziamento del bacino di costruzione a carico dell’azienda».

Ultimamente è il più duro nei confronti del governo Monti.
«Avevo un rapporto dialettico anche con il governo Berlusconi. Dunque continuerò a fare il mio lavoro. Si devono trovare collaborazioni e soluzioni. Io difendo una linea».

Perché il governo Monti non è amico del Mezzogiorno?
«Quello che mi sembra non si sia ancora capito è qual è il livello della situazione, siamo vicini allo tsunami, abbiamo superato ampiamente l’alta marea, soprattutto in alcune aree del territorio».

Eppure sembra che lei continui la battaglia contro il governo, mentre Vendola e de Magistris, oppositori della prima ora, oggi siano più colloquianti.
«Attenzione, il mio giudizio sul governo è da subito assai diverso: è di altissimo profilo tecnico. Detto questo ognuno ha una sua visione ed è legato al lavoro che fa, io ho un rapporto leale con molti ministri, per esempio Barca e Profumo, ma devono cambiare approccio. Il governo non ha idea del momento particolare, non conosce, a mio avviso, la cronaca della crisi meridionale, ne sta sottovalutando la gravità».

Lei è l’unico a non aver incontrato o sentito il presidente Napolitano. Perché?
«Sono l’unico a non aver fatto comunicati stampa. Il presidente non è in veste ufficiale a Napoli. Abbiamo parlato tante volte, Napolitano è uno dei pochi che conosce molto bene i problemi del Sud e ne ha consapevolezza».

Ieri ha attaccato duramente Fassino che ha lanciato la proposta di sforare il patto di stabilità per poter spendere. Bassolino governatore aveva fatto la stessa cosa e per primo.
«Bassolino ha fatto una scelta superficiale e avventata, ma non consapevole e violenta come Fassino, che sta andando molto oltre Calderoli. Dire che il Nord ha i soldi, fregarsene del resto dell’Italia, in una logica localistica e egoistica violare la legge dello Stato e poi? Poi, cosa? Aspettare un condono? Mi preoccupo che dietro Fassino ci sia un movimento settentrionale».

Qual è la sua proposta?
«La Campania ha pagato tutto fino all’ultimo centesimo, dunque vigileremo che non ci siano condoni. Di fronte ad un problema del genere io propongo il Fondo di garanzia, perché il problema è di equità e coesione territoriale. Senza indebitarci, a saldi invariati, tutta la cassa nazionale non spendibile concorre a risanare situazioni a rischio».

Ma la cassa non spendibile, cioè circa 4 miliardi, è tutta al Nord, perciò Fassino si preoccupa.
«E quando ci hanno rubato i soldi dei fondi Fas? Nessuno ha detto nulla in quel caso». Il problema è politico. Le regioni settentrionali quando c’è l’interesse comune si compattano politicamente. «Non c’è dubbio che il Sud sia incapace sul piano politico, dell’impresa, ma anche dell’editoria a fare massa critica».

Cosa pensa del movimento degli amministratori del Sud che de Magistris lancerà il 28 gennaio prossimo?
«Se è solo movimentismo ha vita breve. Se si fanno proposte non ideologiche, ragionevoli è un’altra cosa. Il Nord non è solo la Lega che ha creato un sistema forte, ma la Lega, il Pdl, il Pd, le banche, le imprese, cioè ognuno fa la propria parte. Io sono ottimista perché le punte più avanzate anche di quei sistemi forti stanno iniziando a porsi il problema di investire a Sud, l’unica area con capacità di crescita. Dovremmo privatizzare i trasporti, i servizi pubblici locali, i porti, la logistica, i rifiuti, se la sfida è la competitività bisogna investire nel Sud».

Sta seguendo le polemiche sull’amministrazione partenopea. Secondo lei la rivoluzione arancione s’è arenata?
«Io non credo nella rivoluzione, credo nelle riforme che sono faticose. Però è legittimo che qualcuno pensi di farla, io non ci credo».

di Simona Brandolini dal Corriere del Mezzogiorno

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Intevista a Stefano Caldoro al termine della conferenza stampa al Gambrinus.

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Stefano Caldoro risponde alle domande dei giornalisti al termine della manifestazione elettorale organizzata al Teatro Augusteo

“Fondi Ue e lavoro, cosi fermeremo il declino”

Pubblicato in News il 21 marzo 2010 alle ore 19:09 Commenti (1)

Intervista a ‘Il Mattino’. NAPOLI (21 marzo) – Stefano Caldoro, candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania, ha risposto ieri alle domande del Mattino sui temi della campagna elettorale.

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fano Caldoro risponde alle domande dei giornalisti all’Hotel Royal Continental al termine della manifestazione organizzatat dal Popolo Della Libertà.

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11/03/2010 – Intervista a Stefano Caldoro ad Avellino

Pubblicato in Video il 12 marzo 2010 alle ore 17:00 Commenti (0)

Stefano Caldoro risponde alle domande dei giornalisti ad Avellino.

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11/03/2010 – Intervista a Caldoro al Circolo Savoia

Pubblicato in Video il 11 marzo 2010 alle ore 17:45 Commenti (0)

Stefano risponde alle domande dei giornalisti al termine della conferenza organizzata dall’Associazione Mare Vivo presso il circolo Savoia

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