La partecipazione, l’adesione a un partito, non può essere vincolata a una tessera. Il vero problema è quello della rappresentanza, occorre pensare a un partito diverso, leggero, che non sia pesante come lo era nel passato. C’è un sistema che funziona e bene, ed è quello americano nel quale il pluralismo viene garantito, ognuno difende gli interessi territoriali che rappresenta. Sono “Tea Party”, un modo per esprimersi, una forma di rappresentanza che non si cristallizza e viene sciolta quando ha esaurito il suo compito.
Un nuovo modello di partecipazione il cui livello non sia rappresentato soltanto dall’iscrizione. E’ in questo quadro che occorre riorganizzare il partito. E’ essenziale non omologare, ma avere espressioni plurali. Un partito non può essere un ambito chiuso con le tessere. Un elemento che deve comunque essere presente nella vita del partito, ma non deve essere elemento per selezionare la classe dirigente.
Professioni, volontariato, coloro che fanno attività sociali e stanno in campo ogni giorno: sono questi i mondi che dovremmo riuscire a coinvolgere. Spesso avviene quando ci sono elezioni se c’è una forte leadership. Nella fase italiana attuale, però, il quadro è un pò diverso ecco perchè occorre lavorare sulla rappresentanza.
Siamo tutti cofondatori del Pdl. Un partito che si può strutturare in maniera moderna. Più difficile che lo si chieda per esempio al Pd.
Cresce il consenso nei confronti di Stefano Caldoro. A dirlo è

«Il governo Monti non ha nel suo Dna il Sud». Il nuovo anno di Stefano Caldoro comincia con una sfida, quella all’esecutivo nazionale. Il presidente della Regione Campania guida il fronte del Meridione e chiede risposte precise senza se e senza ma, a partire dal patto di stabilità: «È stupido e iniquo», tuona.
