Stefano Caldoro non ha dubbi: il progetto politico della Lega è fallito al di là delle vicende giudiziarie nelle quali il governatore preferisce non entrare. «Sono un garantista», ribadisce. Piuttosto il presidente della Regione rilancia il progetto federalista e chiede al Sud di intestarsi questa battaglia. Però dall’inchiesta emergono particolari inquietanti. «Il progetto politico della Lega è fallito ma non per le vicende giudiziarie, che sono solo un epilogo legato ad altri aspetti come il nepotismo».
Perchè allora è fallito il progetto?
«È fallito perchè la sfida forte al cambiamento del Paese, dallo Stato centralista al modello federale, è diventata non elemento di modernizzazione ma di difesa delle rendite di posizione. La Lega si è arroccata su posizioni conservatrici, anti-nazionali, rinunciando di fatto a un progetto che generasse competitività, meritocrazia, sviluppo».
Si può dire che la Lega si sia in qualche modo imborghesita?
«Direi che negli anni, soprattutto in questi ultimi, ha ribaltato il proprio progetto a fini prevalentemente elettorali e di mantenimento delle singole posizioni. La Lega, nata come movimento popolare, si è seduta su un sistema di potere smarrendo così le sue origini».
Il popolo delle partite Iva, il miracolo del Nord-est: tutto finito?
«Il modello leghista si è chiuso in sè stesso, ha perso la spinta propulsiva, non ha saputo più proporsi come forza di modernizzazione del Paese. In altre parole, non è riuscita a portare a compimento un’intuizione giusta quale quella del federalismo».
Nel fallimento del modello leghista quanto ha inciso, se ha inciso, lo scontro tra Nord e Sud?
«La spinta a una soluzione nazionale e non secessionista è stata indubbiamente forte. Ma è sulla spesa pubblica, sulla rivendicazione di maggiori risorse al Nord secondo criteri opinabili che la Lega ha mostrato tutte le sue debolezze. Su questo tema c’è stata da parte nostra una battaglia che non va letta come una battaglia tra Nord contro Sud ma come un’azione che tendeva a premiare, proprio nell’ottica del federalismo, la capacità dei sistemi a competere e migliorare con l’obiettivo che nella ripartizione delle risorse si partisse innanzitutto dalle performance realizzate dalle singole Regioni».
Il Nord non ha avuto il coraggio di competere con il Sud?
«Se, come la Lega ha fatto, pensi solo a come tutelare una rendita di posizione perdi inevitabilmente la forza e la capacità di guardare in prospettiva. La competitività è il sale di un sano federalismo ma su questo punto la Lega è venuta meno».
Il fallimento del progetto politico della Lega comporta anche la fine del federalismo?
«Bisogna prendere quel che di buono c’era della voglia di cambiamento eliminando i limiti della difesa territoriale e costruendo un sistema moderno che parta dal federalismo ma rilanciandolo nel nuovo, attuale contesto. In questa fase la politica è molto debole e tutto si riversa sulle amministrazioni, tocca ai partiti e alle forze politiche trovare la capacità di rigenerarsi per guidare questa prospettiva».
Nel fallimento del progetto politico della Lega ha pesato l’abbraccio con Berlusconi?
«Berlusconi ha sempre mantenuto una posizione molto avanzata sulle riforme e tutto quello che si è fatto nei suoi anni di governo, dalla scuola all’università, dalla legge obiettivo alla giustizia civile, è storia. Sul piano delle riforme Berlusconi è stato senz’altro più avanti rispetto alla Lega».
Nel nuovo contesto di cui parla che ruolo ha il Sud?
«Il Sud ha tutto l’interesse a sganciarsi da una cattiva politica e da cattive abitudini. I margini di miglioramento che il Mezzogiorno può mettere in campo sono straordinari e sono a beneficio di tutto il Paese. Per intenderci, al Sud il Pil può crescere più che altrove. Il Mezzogiorno deve intestarsi questa battaglia politica di ammodernamento del Paese».







Un piano di rientro per il trasporto pubblicosimile a quello previsto per la sanità con il Patto per la salute. Ne ho parlato con il presidente del Consiglio Mario Monti tra le questioni poste sul tappeto, ne abbiamo parlato anche con Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna e occorre fare il punto in Conferenza delle Regioni per affrontare il nodo del trasporto pubblico locale, questione generale di interesse nazionale.

